Gioco
Pronto un pezzo di fognatura industriale dopo 15 anni di burocrazia
La Gida ha aperto il primo lotto di sette chilometri: si sono già allacciate 23 tintorie e rifinizioni del Macrolotto 1
PRATO. I tubi passano sotto terra. Convogliano gli scarichi di 23 tintorie e rifinizioni verso l’impianto di Baciacavallo che depura le acque e le rimette in circolo. Quello che si vedeva ieri mattina nella sede di Gida è l’anello terminale di una rete di sette chilometri alla quale è allacciato da aprile un primo nucleo di lavorazioni a umido del Macrolotto 1, tra cui anche tintorie a conduzione cinese e pachistana. Quando si dice la burocrazia. Ci sono voluti quindici anni per mettere in funzione il primo lotto della fognatura industriale e chissà quanto tempo servirà per veder realizzati gli altri 43 chilometri.
Quindici anni dalla firma dell’accordo di programma fra imprese ed enti pubblici (2006) mai decollato perché furono poi le aziende del consorzio Progetto Acqua, oggi collegato a Confindustria Toscana Nord, ad accollarsi i costi per l’infrastruttura (5 milioni di euro) di cui sono iniziati i lavori nel 2018. Ieri si è tagliato il nastro sotto un sole cocente al primo tratto di fognatura industriale che a regime dovrebbe scaricare 2 milioni di metri cubi di acqua all’anno. Il vantaggio? Vengono separate le acque industriali da quelle civili e meteoriche.
«Le prime aziende allacciate scaricano nella fognatura propria, senza avere necessità degli scolmatori – spiega Ivo Vignali, presidente del consorzio Progetto Acqua – In prospettiva questo ci consentirà di ottenere tariffe più eque». La preoccupazione è che le altre 187 aziende consorziate non allacciate alla nuova rete non possano più avere una deroga ai limiti di scarico nella fognatura civile: deroga che agli inizi di giugno Publiacqua aveva ventilato di non voler più concedere temendo di non rientrare nelle prescrizioni di Arpat sulle acque scolmate dalle fogne.
A seguito della protesta degli industriali, la patata bollente è passata nelle mani della Regione. In pratica, è l’esistenza del depuratore centralizzato a far sì che le aziende possano scaricare nella fognatura civile. Ma con quella industriale, definita dal presidente di Gida Alessandro Brogi «un esempio di gestionale ottimale della risorsa idrica», la musica cambia. I costi per gli scarichi nella fognatura pubblica (attualmente è di 0,60 euro a metro cubo) saranno incassati direttamente dal consorzio. Per completare gli altri tre lotti (Montemurlo, Macrolotto 2 e nel Macrolotto 0) serviranno 45 milioni di euro, per dare un servizio ad altre 187 imprese “idroesigenti”.
«L’auspicio è che si possano intercettare i fondi del Pnrr (Piano nazionale resilienza e resistenza, nda) trattandosi di progetti legati alla transizione ecologica – osserva Vignali – È facile immaginare quanto sia oneroso portare avanti un’opera del genere di questi tempi». Un’infrastruttura unica in Italia, almeno per le grandi aree urbane. Un’opera che giova alle aziende e all’ambiente grazie alla suddivisione di acque civili e industriali. «Un investimento importante – ricorda il sindaco Matteo Biffoni – perché tiene insieme sviluppo economico e ambiente».
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