Il Tirreno

Prato

il bilancio 

Sds, investiti 10 milioni in tre anni «Non siamo un ente astratto»

Fabrizia Prota

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prato. Oltre dieci milioni di euro investiti in tre anni, di cui quasi sei milioni provenienti da fondi europei. È il bilancio dell’attività dell’ultimo triennio della Società della salute area pratese relativa ai servizi socio-sanitari e socio-assistenziali aggiuntivi: progetti “speciali” nati con l’obiettivo di dare risposte ulteriori ai bisogni dei cittadini del territorio provinciale, anche durante la pandemia. Si va dall’assistenza domiciliare per anziani e malati di Alzheimer o simili all’accompagnamento al lavoro delle persone disabili, dai contributi per badanti, fisioterapia e ausili a quelli per l’affitto, passando per il sostegno educativo a domicilio per i minori in difficoltà.

«Grazie a queste risorse aggiuntive, ottenute attraverso il lavoro dei sindaci e degli uffici della Sds, è stato possibile portare nella nostra provincia una serie di servizi fondamentali per le famiglie e tutti i cittadini» commenta la direttrice della Società della salute area pratese Lorena Paganelli. «A dimostrazione del fatto che il nostro non è un ente astratto» aggiunge il presidente Luigi Biancalani, che si leva qualche sassolino dalla scarpa contro chi in passato aveva criticato il consorzio. Sono oltre 3mila le persone che negli ultimi tre anni hanno beneficiato dei progetti speciali, il cui finanziamento proviene, oltre che da fondi europei, anche da bandi ministeriali e regionali e risorse Inps (queste ultime per 2 milioni di euro). Una “riserva” che è stata preziosa in tempi di pandemia. Proprio al sostegno delle fasce deboli della popolazione a seguito dell’emergenza Covid è dedicato il progetto “Help&Care”, per cui la Società della salute ha ottenuto oltre 1, 5 milioni di euro di finanziamenti europei. Di questi, 650mila euro sono serviti a integrare i contributi per l’affitto comunali, permettendo di esaurire le graduatorie e coprire così i bisogni degli aventi diritto che erano rimasti fuori, mentre i restanti circa 900mila euro a offrire pacchetti di assistenza socio-sanitaria domiciliare a diverse categorie di persone: disabili, anziani, soggetti affetti da Alzheimer o altri disturbi cognitivi, famiglie fragili con figli e donne vittime di violenza. Sono 981 ad oggi i nuclei familiari che ne hanno usufruito. «Quello dell’assistenza domiciliare è un bisogno forte sul nostro territorio – spiega Sandra Di Rocco, coordinatore sociale dell’Sds –, diventato ancora più cruciale durante la pandemia, quando i centri diurni per anziani e disabili hanno dovuto chiudere per mesi e quando era importante rimandare le persone a casa dall’ospedale il prima possibile». —

Fabrizia Prota

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