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Prato

violenza di genere

Marito violento: moglie e figlia si barricano in camera e chiamano la polizia

Una panchina rossa contro la violenza sulle donne
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Una panchina rossa contro la violenza sulle donne

L'uomo è finito in carcere ma la moglie lo aveva già denunciato in precedenza: ha detto ai poliziotti che si trattava di un banale litigio ma la figlia lo ha smentito

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PRATO. Un uomo di 35 anni è stato arrestato con l'accusa di maltrattamenti nei confronti della moglie coetanea. E' l'epilogo di una vicenda iniziata già da qualche tempo e conosciuta alle forze dell'ordine, ma che nella mattinata di oggi, lunedì 5, ha convinto il magistrato di turno e la polizia a procedere all'arresto dopo l'ultimo episodio. Nelle prime ore di questa mattina è giunta al numero di emergenza 112 la segnalazione di un’aggressione in ambito familiare. La richiedente, una donna di 35 anni, ha riferito al telefono di essere stata picchiata dal marito, un connazionale coetaneo, e di essersi rifugiata, con la figlia di undici anni, nella camera da letto per sfuggire all’uomo.

Dopo la richiesta di aiuto gli operatori si sono precipitati sul posto ed è stato proprio l'uomo ad aprire la porta e a farli entrare. Ha riferito di aver avuto una banale lite con la moglie, che però si era risolta senza alcun esito importante. L’uomo appariva tranquillo e sicuro di sé, ma gli agenti della volanti hanno insistito per entrare e  prendere contatti con la donna, che era effettivamente chiusa in camera con la piccola tra le braccia e il volto evidentemente tumefatto.

Senza perdere la calma, 35enne ha detto di ignorare come la donna potesse essersi procurata le lesioni, ipotizzando che se le fosse procurate la stessa moglie con lo scopo di incolparlo ingiustamente, sbattendo volontariamente contro il muro. Ma la bambina di undici anni, scossa ma determinata, ha confermato la versione della madre, accusando il padre. Messo davanti alle proprie responsabilità, come spesso accade, l'uomo si è difeso affermando di essere stato lui stesso vittima di percosse da parte delle moglie, chiedendo di essere visitato da un medico.

In ospedale la donna ha ricevuto le cure per il trauma cranico patito, con una prognosi di 10 giorni, mentre all’uomo, che non presentava alcun segno evidente di percosse,è stato temporaneamente messo un collare al collo, che poi si è tolto lui stesso poco dopo. La donna aveva già sporto denuncia per maltrattamenti nei confronti del marito un mese fa ed era già stata indirizzata verso enti assistenziali contro la violenza di genere. Ha raccontato di essere vittima di percosse, lesioni, maltrattamenti ed anche violenza a sfondo sessuale da ben sette anni e di essersi decisa finalmente a denunciare perché preoccupata per la figlia minore, davanti alla quale avvenivano regolarmente le vessazioni.

La donna ha riferito di aver ricevuto la proposta di allontanarsi dall’abitazione con la figlia ma di aver rifiutato, in quanto convinta che dovesse essere il marito a dover essere mandato via dalla casa familiare. In effetti, gli operatori, ricorrendone i presupposti normativi e su accordo del magistrato titolare del caso, hanno arrestavato l’uomo in flagranza di reato e lo hanno condotto in carcere.

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