Il Tirreno

Prato

il caso 

L’esercito silenzioso “no vax” nascosto nel settore sanitario

Maria Lardara
Renzo Berti, direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Asl
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Renzo Berti, direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Asl

Sarebbero migliaia gli operatori che non hanno fatto il vaccino anti-Covid. Oltre 4.000 nell’Asl Centro, ma nelle Rsa è difficile trovarli per colpa della privacy

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PRATO. I più facili da intercettare sono quelli che hanno una casella di posta elettronica certificata. Ce l’hanno obbligatoriamente medici e infermieri in quanto iscritti a un albo professionale. Come per loro era obbligo immunizzarsi dal Covid, in base alla normativa entrata in vigore ad aprile per il personale sanitario. Non ci sono “scorciatoie”: si rischia l’esclusione dall’albo (e quindi l’impossibilità di lavorare), la sospensione o il demansionamento. Chissà se lo capiranno i primi 1.300 destinatari delle lettere di diffida aventi come mittente l’Asl Toscana Centro, dopo che questa ha incrociato i dati sui vaccini effettuati con gli elenchi inviati dagli Ordini. Un secondo blocco, di circa tremila lettere, verrà inviato successivamente.

Appartiene a coloro che non hanno una casella di Pec e dunque si vedranno arrivare la classica raccomandata a casa. Come gli operatori socio-sanitari (Oss) che fanno parte del gruppo più nutrito di quelli non in regola. Scorrendo le due liste, si trovano dentisti, ostetriche, psicologi, fisioterapisti, tecnici sanitari. «I nostri tecnici sono al lavoro per rintracciare gli indirizzi dei lavoratori sprovvisti di Pec in modo da far recapitare gli avvisi – spiega Renzo Berti, direttore del Dipartimento prevenzione dell’Asl Toscana Centro – In questo caso, i loro nominativi sono stati inviati dal datore di lavoro».

Riepilogando, sono oltre 4mila gli avvisi spediti dal dipartimento di via del Lavarone in tutta l’area di Prato, Pistoia, Firenze. Non esiste un dato specifico relativo ai sanitari pratesi “no vax” ma, dando le giuste proporzioni al peso della nostra area geografica (Prato rappresenta un quinto di tutto il territorio servito dall’Asl), si può ipotizzare che qui almeno 600-700 soggetti non abbiano ricevuto almeno la prima dose di vaccino. E dire che per loro la campagna vaccinale era decollata subito, a gennaio. E i medici? Ne mancano davvero pochi all’appello: una cinquantina a livello di area vasta, alcuni dei quali già in pensione. Chi ha ricevuto la diffida, avrà cinque giorni di tempo per spiegare come mai non si sia ancora vaccinato. In caso di mancata risposta, scatterà la segnalazione di “non idoneità” all’Ordine di appartenenza e al datore di lavoro come l’Asl o una Rsa.

A proposito di residenze sanitarie assistenziali, le più colpite dal Covid durante la prima e la seconda ondata di pandemia, per motivi di privacy il datore di lavoro non può chiedere al dipendente se ha rifiutato o fatto il vaccino. Tanto per fare un esempio, nelle cinque Rsa gestite dalla cooperativa Sarah – si parla di circa 300 dipendenti – si ha notizia di una decina che non sarebbe in regola: si tratta più di Oss che di infermieri che non hanno fatto mistero della propria contrarietà al vaccino. Ma eventuali provvedimenti nei loro confronti dovranno arrivare prima dall’autorità sanitaria che segnalerà gli inadempienti alla cooperativa.

«Non possiamo sapere quanti siano in realtà al di là di ciò che viene comunicato dall’operatore di sua spontanea volontà», fa sapere Vladimiro D’Agostino, presidente della coop Sarah. In una delle sue strutture, la Santa Caterina de’ Ricci, il Covid ha picchiato duro agli inizi del 2021. «Abbiamo cercato di sensibilizzare in tutti i modi i nostri dipendenti ma in questo momento non siamo nella condizione di poter licenziare nessuno del personale. Ci mancano gli operatori». Che il terreno sia minato lo sa anche Alessio Nincheri, presidente della coop Humanitas che fa parte del consorzio Astir e dà lavoro a 160 persone. «Prima di prendere provvedimenti occorre avere indicazioni dall’autorità sanitaria o dal medico aziendale competente, l’unico che può avere informazioni sullo stato vaccinale del lavoratore».


 

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