Sicurezza
Sicurezza sul lavoro, l’idea dei sindacati: "Va insegnata anche nelle scuole"
Cgil, Cisl e Uil propongono un patto a industriali e artigiani per migliorare le condizioni di lavoratori e aziende
PRATO. Un patto territoriale per la salute e la sicurezza sul lavoro, che venga sottoscritto sia dai rappresentanti dei lavoratori che da quelli delle imprese dell’area pratese. A proporlo sono le confederazioni sindacali cittadine, Cgil, Cisl e Uil, che insieme hanno messo a punto un documento che contiene una serie di misure da mettere in atto per combattere in maniera più incisiva la piaga degli infortuni e delle morti sul lavoro. La proposta è stata indirizzata dai sindacati, con l’invito ad aderire, a Confindustria Toscana Nord, Cna Toscana Centro e Confartigianato Imprese Prato.
«All’indomani dell’onda emotiva seguita alle due tragedie sul lavoro che hanno scosso la città (la morte dei giovani operai Luana D’Orazio e Sabri Jaballah, nda) e dello sciopero generale del 7 maggio, abbiamo sentito la necessità di mettere nero su bianco delle proposte concrete da condividere con l’obiettivo di aumentare i livelli di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro nel distretto pratese» spiega il segretario generale di Cgil Prato Lorenzo Pancini. Sono oltre 45mila i lavoratori (di cui 40mila nel tessile) e 12mila le imprese interessate dalle misure proposte. Tra le necessità evidenziate dai sindacati c’è quella di rendere trasparente l’intera filiera produttiva, anche attraverso l’istituzione di un coordinamento della sicurezza di filiera, che metta in connessione i rappresentanti della sicurezza delle aziende conto terzi e quelli dei committenti. In questa direzione anche il richiamo alla responsabilità dei committenti, da realizzarsi tramite la scelta di una catena di fornitura qualificata e una redistribuzione equa della ricchezza generata tra tutti i soggetti coinvolti nella varie fasi della produzione, terzisti compresi.
«Certificando tutto il processo produttivo si genera un valore aggiunto – commenta il coordinatore di Uil Prato Rodolfo Zanieri – La sicurezza quindi non è un costo, ma un qualcosa che, oltre a tutelare i lavoratori, conferisce qualità al sistema». Obiettivo puntato anche sulla formazione: da quella rivolta ai datori di lavoro, che per i sindacati deve essere obbligatoria, a quella per i lavoratori stranieri in materia di lingua italiana (importante per poter interpretare cartelli e avvisi di sicurezza) passando per quella destinata ai giovani, da impartire inserendo la sicurezza sul lavoro nei programmi scolastici almeno delle scuole superiori.
«La formazione a scuola è strategica per creare una cultura della sicurezza sul lavoro – spiega Marco Bucci, segretario di Cisl Firenze Prato – I giovani inoltre sono quelli che, statisticamente, si infortunano di più, perché sono meno informati e hanno meno esperienza».
Tra le altre proposte di Cgil, Cisl e Uil quella di istituire la figura del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza di sito produttivo, per i luoghi dove lavorano insieme più aziende (come l’Interporto di Gonfienti ad esempio), e quella di ripristinare il tavolo provinciale sulla salute e sicurezza, con riunioni periodiche. Attenzione anche per i contratti di lavoro, con l’esortazione a privilegiare quelli stabili, perché, spiegano i sindacati, la precarietà e la brevità del rapporto di lavoro aumentano le possibilità di infortunio.
A proposito di contratti, le tre sigle sindacali si sono espresse anche sul blocco dei licenziamenti per l’emergenza Covid, prorogato al 31 ottobre solo per i settori tessile, moda e calzaturiero (per tutti gli altri terminerà domani, 1° luglio). «A Prato i numeri per ora ci fanno stare abbastanza tranquilli – commenta Pancini di Cgil – perché se teniamo con il tessile (che conta 40mila addetti) abbiamo una buona copertura. La preoccupazione resta però in tutti gli altri settori, come l’industria e le costruzioni». «Noi riteniamo che aprire sia prematuro – afferma Bucci di Cisl – Un sistema di protezione che supporti lavoratori, famiglie e aziende è ancora fondamentale». «La proposta del governo è insufficiente – chiude Zanieri di Uil – Tutta l’Italia ha bisogno di un po’ di tempo, perché è necessario ristudiare il modello degli ammortizzatori sociali, che con la pandemia hanno dimostrato di non essere in grado di coprire tutti i lavoratori, come ad esempio le partite Iva».
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