Gioco
Medici di famiglia, sostituzioni difficili: i “tappabuchi” sono arruolati nelle Usca
Quest’anno la situazione si presenta più complicata rispetto al 2020 e la guardia medica è spesso “scoperta”
PRATO. I più “fortunati” sono quelli organizzati nelle medicine di gruppo: per staccare la spina potranno contare sul “favore” di un collega che lavora negli stessi ambulatori. Ma per il professionista che lavora da solo sono guai. Cercansi sostituti per il periodo estivo. Se ogni anno è una fatica trovarli, quest’anno lo è ancora di più. Quelli che potenzialmente potrebbero fare da “tappabuchi” sono stati arruolati nelle Usca, le unità speciali di continuità assistenziale sempre in prima linea nei mesi più duri della pandemia. Se queste furono ridotte nell’estate 2020, quest’anno sono tutte al lavoro andando oltre i compiti dell’assistenza domiciliare. C’è chi dà una mano nei centri vaccinali, chi presidia l’unico albergo sanitario in funzione (il Datini è sempre hotel Covid), chi visita gli ospiti nelle Rsa. Per non parlare delle guardie mediche.
La Fimmg, il principale sindacato dei medici di base, denuncia che la sede della guardia medica spesso è scoperta e che mancano all’appello medici titolari: molti di loro sono passati nelle file delle Usca. La questione è sotto la lente d’ingrandimento del dipartimento di medicina generale dell’Asl Toscana Centro.
«Due sono i temi caldi – sottolinea il segretario della Fimmg Alessandro Benelli – Da una parte, la possibilità di ricorrere agli specializzandi per le sostituzioni, dall’altra occorre rivedere il modello delle Usca: a Prato abbiamo 49 medici che, da potenziali sostituti della medicina generale, si trovano a svolgere più compiti tra somministrazioni di vaccini e assistenza nell’albergo sanitario. Vien da chiedersi quanto in tutto questo ci sia un uso improprio, per una questione legata al tipo di rapporto contrattuale».
Nella pattuglia delle Usca sono entrati anche medici freschi di laurea, in attesa di completare la specializzazione. Tutto questo quando l’Asl avrebbe dovuto far scendere i campo in numero sufficiente i “suoi” medici vaccinatori, in questo caso dipendenti dell’azienda. Un lavoro preziosissimo quello dei camici bianchi Usca che operano anche all’hotel Covid: qui, al momento, sono occupate 30 su 89 camere (in gran parte, pazienti positivi di nazionalità cinese). «Ma il trend è in costante diminuzione – puntualizza il direttore dell’hotel Datini Filippo Tomada – Saremo albergo Covid fino al 31 luglio, poi vedremo». Tornando ai medici di famiglia, la vaccinazione degli ultrasessantenni con Johnson & Johnson va a passo di lumaca. Dosi con il contagocce (cinque a settimana) a fronte della mole di lavoro per provare a intercettare pazienti spesso riluttanti. «Procedura farraginosa – ammette Benelli – Diversa era la gestione delle agende per gli ultraottantenni che avevano come unico canale i medici di famiglia, senza portali di prenotazioni e “open day”».
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