Il Tirreno

Prato

Luana, il perito di parte dice che l'orditoio fu fermato dopo 4 secondi

Paolo Nencioni
Luana D'Orazio
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Luana D'Orazio

Secondo la famiglia della giovane operaia morta a Montemurlo, qualcuno dei colleghi potrebbe aver visto: "Chi sa parli"

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PRATO. La macchina si è fermata dopo quattro secondi, gli ultimi quattro secondi di vita di Luana D’Orazio, la giovane operaia di Pistoia morta il 3 maggio mentre lavorava nell’Orditura Luana di via Garigliano a Montemurlo. È l’ultima novità nell’inchiesta del sostituto procuratore Vincenzo Nitti sull’infortunio mortale che da quasi tre mesi riempie le cronache dei giornali. Uno stillicidio di piccole e grandi notizie che arrivano quasi sempre dai consulenti ingaggiati dalla famiglia di Luana. In questo caso da Andrea Rubini della Gesigroup di Borgomanero (Novara) che assiste Emma Marrazzo, la madre di Luana. Rubini dunque ha fatto sapere a Repubblica che, in base ai primi risultati dell’analisi sui codici dell’orditoio a cui lavorava la giovane operaia, il macchinario si sarebbe fermato quattro secondi dopo un primo rallentamento, che coinciderebbe con la caduta dell’operaia sul rullo. O meglio, qualcuno, dice sempre Rubini sulla base di quanto gli ha riferito il suo consulente Domenico Romaniello, avrebbe fermato manualmente il macchinario spingendo un pulsante.

Questa al momento è una deduzione in attesa di verifica, ma se venisse confermata significherebbe che qualcuno al momento dell’incidente era vicino a Luana. O non troppo lontano, questione di metri. Finora invece le ricostruzioni ufficiose della dinamica avevano parlato di colleghi lontani, che non avevano visto il momento dell’incidente. E certamente non lo avevano raccontato. Per questo la famiglia di Luana ora chiede che se qualcuno sa e non ha parlato, si decida a farlo. Ma in Procura a Prato queste anticipazioni sui risultati della perizia tecnica sui macchinari al momento non trovano conferme. Il sostituto Vincenzo Nitti ha incaricato l’ingegnere Carlo Gini, che dovrebbe consegnare una relazione entro l’11 luglio. Insieme con Pier Carlo Molta, indicato dalle difese, e allo stesso Romaniello, tornerà la prossima settimana per l’ultima volta nell’azienda di via Garigliano. Poi tirerà le somme e riferirà in Procura.

Dalle anticipazioni trapelate finora si sa che viene ipotizzata una doppia manomissione all’impianto elettrico del sistema di sicurezza che avrebbe consentito all’orditoio di girare a pieno regime anche con le protezioni alzate. Di fatto è l’ipotesi fatta un’ora dopo l’infortunio, quando il corpo di Luana era ancora all’obitorio. Non ci si è mossi di lì. Ora si tratta di capire chi possa aver fatto oppure ordinato quella presunta manomissione, se la titolare dell’orditura, Luana Coppini, il marito Daniele Faggi, indagato come titolare di fatto, o l’addetto alla manutenzione Mario Cusimano, che un paio di giorni fa è stato nuovamente interrogato e ha ribadito di non aver messo le mani sull’impianto elettrico, occupandosi lui solo delle parti meccaniche.

Tra gli avvocati difensori e la parte civile sale intanto la tensione. Alberto Rocca, Gabriele Capetta e Barbara Mercuri, che assistono Coppini e Faggi, hanno reso noto di aver segnalato alla Procura quanto riferito dal consulente Rubini a Repubblica, chiedendo che «adotti ogni iniziativa ritenga utile ad arginare siffatte condotte, nocive oltremodo all’indagine e al corretto incedere della stessa».

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