Lutto
L’odissea di un cittadino con Alia: undici mesi senza una risposta
Il 16 luglio 2020 chiese come smaltire nove pannelli di eternit. Servizio pagato, ma il kit non si vede
PRATO. Tra un po’ Stefano Pretosi “festeggerà” un anniversario, un anno di mancate risposte da parte di Alia rispetto a un problema molto semplice: cosa fare per smaltire nove pannelli di eternit? E’ una storia esemplare della frustrante lotta tra un cittadino che chiede solo di sapere come deve comportarsi per rispettare le regole e che paga in anticipo per ottenere un servizio, e la “grande società di gestione dei servizi ambientali della Toscana centrale” (definizione presa dal sito) che in undici mesi non è stata capace di fornire, nonché il servizio, nemmeno una risposta. Merita di essere seguita passo passo questa odissea alle prese con il colosso lento, talmente lento da risultare fermo.
Pretosi è un cittadino pratese di 55 anni che si trova a dover rimuovere dal giardino di una casa di San Quirico di Vernio nove pannelli ondulati di eternit. Contatta Alia per sapere come deve fare a smaltirli correttamente. Gli dicono di mandare una mail con la richiesta del servizio. Il 16 luglio 2020 Pretosi invia all’indirizzo che gli è stato dato (ritiroamiantod3@aliaserviziambientali.it) la mail in cui indica le dimensioni dei pannelli, allega le foto e aspetta istruzioni. La mail non riceve alcuna risposta. Passa l’estate e a fine settembre Pretosi va di persona nella sede di Alia in via Paronese. Alla “reception” un’impiegata verifica sul pc la sua richiesta, vede che risale a due mesi prima e conclude che forse è meglio ripartire da zero. «Ci mandi un’altra mail e riavviamo la procedura». Il 6 ottobre Pretosi manda una seconda mail con le solite foto. E aspetta. Invano, perché la risposta non arriva.
Ai primi di dicembre torna nella sede di Alia, l’impiegata decide che stavolta forse è meglio farlo parlare direttamente con la persona che si occupa dello smaltimento dell’amianto. Sfortunatamente, però, la signora è impegnata, ma, assicura la “receptionist”, lo chiamerà entro dieci minuti. Pretosi va via confortato e aspetta: dieci minuti, un’ora, un giorno, un mese… Ma il telefono non squilla. Passano altri mesi. Ai primi di maggio Pretosi torna negli uffici di Alia per chiedere notizie e la persona all’accoglienza, stavolta un uomo, chiama l'impiegata che segue la pratica. La signora prende un’altra volta tutti i dati dell’utente e gli dà appuntamento al 26 maggio alle 14,30 per ritirare il kit che servirà a smaltire l’eternit. Prima però dovrà pagare un bollettino di 48,03 euro che gli verrà inviato per mail. Forse ci siamo, c’è una data, c’è un’ora. Ma le mail devono essre un problema: non arriva neanche quella con il bollettino da pagare.
Così il 26 maggio alle 14,30 Pretosi si presenta di nuovo (quarto viaggio) nella sede di Alia, riassume per l’ennesima volta la situazione elencando le risposte mai arrivate. L’impiegata cerca l’addetta allo smaltimento dell’eternit che però non si trova. A quel punto Pretosi, perde un po’ la pazienza e avverte che sta pensando di mettere i pannelli di eternit in macchina e scaricarli lì, davanti ad Alia. Dopo aver chiamato, però, anche i carabinieri. La receptionist stavolta si allarma, dice che non si può, che sarebbe un reato, che non è proprio il caso di farlo. Quindi promette assistenza rapida. Pretosi esce dagli uffici di Alia alle 14,55 e alle 14,58 riceve un messaggio da un impiegato con il bollettino da pagare e la spiegazione di cosa deve fare (ma ormai lo sa già): dopo aver pagato e inviato ad Alia la ricevuta gli sarà fissato l’appuntamento per venire a ritirare il kit con cui potrà finalmente sbarazzarsi dei nove pannelli di eternit. Resta un po’ d’amarezza per il fatto che si debba fare la voce grossa per smuovere il colosso che dorme, ma la questione sembra avviata a soluzione. Il 27 maggio (meno di 24 ore dopo, perché il cittadino-utente sa essere reattivo ed efficiente) Pretosi fa il bonifico di 48,03 euro e invia la ricevuta ad Alia. E aspetta che gli sia fissato l’appuntamento per il ritiro del kit. A ieri, 15 giugno, i soldi sono da venti giorni nelle casse di Alia, ma il kit è ancora dimenticato in qualche magazzino. Perché neppure quella mail ha mai ricevuto risposta.
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