Il Tirreno

Prato

Top Line sposta le macchine, «Vogliono delocalizzare»

Vezio Trifoni
Operai e Si Cobas manifestano davanti alla Top Line
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Operai e Si Cobas manifestano davanti alla Top Line

Prato, l’azienda, 40 operai, fa parte del gruppo GD e lavora per conto di grandi marchi. I Si Cobas: "Chiediamo alla Regione l’apertura di un tavolo di crisi"

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PRATO. Ancora una volta i lavoratori aderenti al sindacato Si Cobas hanno manifestato contro una di quelle che, a loro giudizio, è una situazione di sfruttamento. Questa volta davanti ai cancelli della Top Line in via Ettore Strobino azienda terzista del gruppo GD. L’insegna è coperta e alcuni macchinari sono stati portati ad altra destinazione. La GD, attraverso terzisti tra cui la Top Line, lavora per conto di marchi molto famosi sia per lavorare i pantaloni che le borse sostanzialmente si occupa del "ricondizionamento" dei capi finiti.
«I lavoratori hanno voluto mettere in luce – spiega Sarah Caudiero, Si Cobas – che attraverso questi movimenti di camion che spostano macchinari si vuole trasferire la produzione altrove e questo fatto porterà alla disoccupazione e a mantenere lo status dei lavoratori così com’è da altre parti. Abbiamo richiesto l’apertura dell'unità di crisi alla Regione Toscana per poter mettere un freno a questa operazione e tutelare l’occupazione che comprende 40 persone in tutto. Abbiamo visto uscire diversi macchinari della produzione (macchine per stirare, per mettere bottoni, ramose) a conferma che l’intenzione di delocalizzare o spostare il sito produttivo è in atto e ancora valida. Siamo andati anche a sollecitare Confindustria ma adesso aspettiamo la risposta della Regione per cercare di arrivare a un tavolo comune tutte le parti e capire cosa sta succedendo. Pensiamo che non sia giusto che aziende del distretto pratese, che per giunta lavorano per notissimi marchi dell’abbigliamento possano attuare una politica aziendale di questo tipo. C’è un contratto collettivo e va rispettato e ci sono delle regole da seguire che tutelano il lavoratore e allo stesso tempo con orari di lavoro prestabiliti, ferie e malattia».
«Noi chiediamo semplicemente il rispetto del contratto collettivo e che i lavoratori possano svolgere il loro lavoro secondo contratto – prosegue Caudiero – Mi auguro che si possa incontrare la controparte per avere spiegazioni e arrivare a un accordo». —
<SC1038,169> RIPRODUZIONE RISERVATA

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