Il dolore
Guido il custode-artista: un murale per la fine della scuola
Una passione per pennelli e colori che coltiva fin da quando era piccolo. Gli alunni della media Fermi lo salutano dopo tre anni di medie. «Sono stati loro a ispirarmi»
PRATO. «Guido, che ne dici di un murales con tutta la classe?». Uno s’immagina che la professoressa di matematica, la docente Laura Finocchi, possa buttare lì l’idea al collega di materie artistiche. E invece no. Guido Bati lavora al comprensivo Nord come collaboratore scolastico. È un custode “speciale”, con la passione per il pennello che scorre nelle vene fin da bambino: la sua permanenza nell’istituto guidato da Riccardo Fattori rientra in un progetto di inserimento socio-lavorativo del dipartimento salute mentale dell’Asl. È grazie all’arte di Guido se 23 ragazze e ragazzi della terza I hanno lasciato il segno nella scuola che li ha visti crescere per tre anni, compreso l’ultimo funestato da Covid e lezioni a distanza. Così, là dove c’era un anonimo muro grigio ha preso vita un’esplosione di colori.
La bellezza e lo stimolo alla riflessione entrano nel cortile delle Fermi, lo riempiono di contenuti e di spunti per gli alunni che verranno dopo loro. È l’ultimo giorno di scuola, l’allegria risuona nel giardino della scuola dove i ragazzi giocano a basket. È festa anche per i ragazzi della terza I che alzano il velo sulla creazione che li ha tenuti impegnati per un anno. Una classe armata di pennelli, vernici e carboncino sotto la supervisione di Guido e dei docenti (Laura Finocchi, Caterina Sacchetti, Patrizia Pistolesi, Patrizia Di Lullo, Lucia Lenzi, Caterina Bettazzi e Silvia Bettarini): per non “rubare” ore alle lezioni (l’esame di terza bussa alla porta), l’attività di street art si era concentrata nel pomeriggio.
«Ho ripreso le idee che erano racchiuse nell’elaborato di ogni studente per trasferirle in un unico disegno», racconta Guido. Campeggia un grande albero al centro dell’opera di street art, simbolo di vita, speranza e dell’eterna dialettica fra il bene e il male. A sinistra la scena si costruisce su uno sfondo di cielo azzurro con due bambini che giocano. Qui trionfa il bene e in volo si alzano le rondini spuntate da un filo spinato. «Se non fosse stato per il Covid saremmo andati a Rondine, Cittadella della Pace», racconta la professoressa Pistolesi. Sorride il preside Fattori, il primo ad accogliere a braccia aperte Guido Bati che, con le sue pennellate di colore, ha portato la magia anche nelle materne Meucci e Cilianuzzo (stesso istituto).
«Non siate tristi di lasciare la vostra scuola – ha detto il dirigente rivolto ai ragazzi – Avete lasciato un’impronta qui» Il murales non ha titolo perché si presta a una molteplicità di chiavi di lettura. L’albero che si ricurva a destra e perde foglie è un invito alla memoria storica collettiva, sottolineata dai simboli della Shoah. E c’è anche un riferimento all’ultimo anno di pandemia con le immagini di tanti piccoli coronavirus colorati. «Perché l’odio e la discriminazione sono come la malattia, un virus da combattere in ogni epoca – osserva Guido - Ma anche nell’oscurità può accendersi una luce, una speranza. Ecco perché si vede sbocciare un fiore blu. Il progetto l'ho pensato io, le idee sono dei ragazzi».
Passato, presente e futuro s’incontrano nel giardino delle Fermi. Guido ha un blog che raccoglie i suoi interventi artistici più belli nelle scuole dell'istituto Nord. «Se il segreto è trovare un linguaggio comune, allora quello dell’arte è universale - ricorda il preside - Così è nato l’incontro fra un gruppo di studenti e il “nostro” Guido che, con il suo talento, ci insegna quanto l’arte possa essere davvero inclusiva».
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