Volevano 15 milioni dallo Stato: arrestati tre truffatori a Vaiano
La Procura di Firenze li accusa di aver venduto a una società con sede a Milano crediti inesistenti per sette coop mediante la falsificazione delle dichiarazioni Iva
PRATO. Sette cooperative di trasporti e facchinaggio totalmente inattive e intestate a prestanome, tra cui anche tossicodipendenti e alcolizzati, usate per intascare denaro, commettendo nel frattempo un tentativo di truffa milionaria ai danni dello Stato. Il sistema però è stato scoperto dalla guardia di finanza di Firenze, che ieri ha arrestato tre imprenditori di Vaiano, in esecuzione di una misura di custodia cautelare ai domiciliari. Si tratta di G. C., 86 anni, Sandro Pieraccini, di 56 anni, e del ventinovenne Lorenzo Baccarini. Le coop, per la Finanza tutte riconducibili ai tre destinatari degli arresti, sono state dichiarate fallite nel 2020 dal Tribunale di Firenze su istanza della Procura. Per l’accusa, avevano accumulato debiti con l’Erario per 30 milioni di euro, e grazie a della documentazione risultata tutta fasulla vantavano un credito di 15 milioni con le casse dello Stato. Nell’inchiesta delle fiamme gialle, coordinate dalla pm Christine Von Borries, sono indagate complessivamente nove persone. Quattro professionisti sono destinatari di misure cautelari personali disposte dal gip: tra questi un notaio di Firenze, Filippo Barsanti, interdetto dalla professione per un anno. All’obbligo di dimora Patrizio Ruscio, ragioniere di Pistoia, il commercialista milanese Mario Vittorio Cattaneo e il ragioniere Ascanio Michele Fidalmo Rossi, residente in provincia di Monza e Brianza.
Gli imprenditori di Vaiano avrebbero rilevato nel tempo le sette società cooperative di facchinaggio e trasporti, avvalendosi della collaborazione professionale del notaio, dei due ragionieri e del commercialista. Intestate a prestanome e di fatto non più operanti, attraverso false dichiarazioni Iva, le coop, tra cui anche una con sede legale formale in toscana – la Ausonia di Firenze –, vantavano 15 milioni di euro di crediti con l’Erario. Denaro questo richiesto a rimborso all’Agenzia delle Entrate. I crediti poi sono stati ceduti a una società milanese, la FF Oil, operante in un settore differente da quello delle cooperative, per una contropartita di circa 2,3 milioni di euro. Denaro questo incassato in cambio di crediti con lo Stato che di fatto non esistevano. La Ff Oil, parte lesa in questa vicenda in quanto ha speso oltre 2 milioni per comprare un credito inesistente, aveva prima sede a Pistoia ed è stata coinvolta nel 2020 un’inchiesta delle fiamme gialle pistoiesi su una presunta maxi frode nel commercio di carburanti. Al centro dell’inchiesta fiorentina che ha portato agli arresti di ieri ci sono più di una ventina di episodi di reato riconducibili alla bancarotta fraudolenta documentale e per distrazione, oltre che alla tentata truffa ai danni dello Stato. Raggiro alle casse dello Stato che non è riuscito: le attività di indagine infatti hanno consentito di bloccare le richieste di rimborso dei 15 milioni di euro, tutelando gli interessi erariali. Il meccanismo per “inventare” i crediti con lo Stato può essere esemplificato da un caso particolare, quello della coop Ausonia: secondo l’accusa, fin dal 2011 la società aveva azzerato il proprio capitale sociale. Nel 2013 sono stati licenziati tutti i dipendenti e la società è diventata completamente inattiva, la contabilità è stata distrutta e sono state messe a punto dichiarazioni Iva fasulle per vantare crediti inesistenti con l’Erario. —
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