Proteste
Texprint, confermata l'interdittiva antimafia
Il Tar ha respinto il ricorso dell’azienda che chiedeva la sospensione del provvedimento. Esulta il Si Cobas. La proprietà al contrattacco: "Ci calunniano, ricorriamo al Consiglio di Stato"
PRATO. Sembrava scontato che sarebbe stata revocata l’interdittiva antimafia disposta dalla Prefettura di Prato nei confronti della stamperia Texprint dopo l’assoluzione di uno dei suoi dipendenti, Zhang Yu Sang, detto Valerio, che alla fine di marzo è stato prosciolto a Milano dall’accusa di aver aiutato due affiliati alla ’ndrangheta a “ripulire” 400.000 euro in Cina. E invece dal Tribunale amministrativo regionale della Toscana è arrivata la sorpresa: respinto il ricorso della Texprint che chiedeva in via cautelare la sospensione del provvedimento.
«Le risultanze fattuali – scrivono i giudici amministrativi – con particolare riferimento alla vertenza sindacale che ha interessato l’impresa ricorrente nel corso della quale Zhang si è proposto come rappresentante della stessa qualificandosi “direttore”, sembrano indicare che egli in via di fatto svolge un ruolo di primo piano nella compagine aziendale». E ancora: «Emerge dall’istruttoria svolta l’esistenza di legami tra lo stesso ed elementi di spicco della criminalità organizzata, che rendono non irragionevole la misura adottata con il provvedimento impugnato». Ma poi si aggiunge: «Il provvedimento di assoluzione intervenuto in sede penale a suo favore dovrà essere valutato ai fini della revoca della misura applicata».
Insomma, secondo il Tar l’interdittiva applicata alla Texprint era giustificata. Poi si deciderà nel merito.
Esulta il sindacato Si Cobas che da oltre quattro mesi lotta davanti ai cancelli della fabbrica di via Sabadell denunciando lo sfruttamento dei lavoratori pachistani, alcuni dei quali nel frattempo sono stati licenziati. «Il Tar conferma che quella della Texprint non è una semplice vertenza sindacale – si legge in una nota del sindacato – e ancor più è necessario che le istituzioni si stringano attorno ai lavoratori che hanno avuto il coraggio di mettersi contro un’azienda con legami con la criminalità organizzata. Speriamo che questa possa essere l’occasione per il sindaco Biffoni di prendere coraggio e ricevere i lavoratori della Texprint, che ancora una volta si è rifiutato di incontrare, decidendo piuttosto di mandarli allo sportello anti-sfruttamento. I lavoratori in sciopero andranno allo sportello ma dai rappresentanti del Comune di Prato si aspettano una presa di posizione politica che si schieri dalla parte di chi sta provando, con gli strumenti che ha, a cambiare il sistema di sfruttamento presente nel tessile pratese».
La Texprint ha poi annunciato che chiederà al prefetto di revocare l’interdittiva "seguendo le indicazioni riportate nell’ordinanza emessa dal Tar". I legali della Texprint depositeranno nei prossimi giorni sia il ricorso al Consiglio di Stato per ottenere la sospensiva, sia la richiesta di revoca della misura.
"Nel frattempo, oggi, i penalisti della società - si legge in una nota dell'azienda - hanno depositato al procuratore Nicolosi le prove documentali che dimostrano che il gruppo di facinorosi, capeggiati dal Si Cobas di Prato, noncuranti del contenuto dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, che li vede indagati per 15 capi di imputazioni che vanno dalla violenza privata aggravata, al danneggiamento doloso aggravato, dalle lesioni personali dolose aggravate alle percosse, continuano a reiterare condotte delittuose della stessa specie di quelle già contestate".
La Texprint accusa scioperanti e sindacalisti di aver architettato una calunnia in relazione alla denuncia di un socio dell'azienda che avrebbe lanciato acido contro un lavoratore. "Due perizie tecniche hanno dimostrato che la ferita era da taglio e non da acido - scrive l'azienda - che sul terreno era stata versata di proposito della candeggina e che la presunta vittima aveva già il taglio sull’avanbraccio, come dimostrato in maniera inconfutabile dai video e dai fotogrammi depositati oggi in Procura".
"Quanto invece all’infortunio in cui ha perso la falange di un dito un ex dipendente della società le indagini hanno acclarato come al macchinario non fosse stata rimossa alcuna misura di sicurezza – né tantomeno alcun sensore, come dichiarato dal dipendente infortunato – e che, al contrario, l’incidente è stato causato da una manovra vietata effettuata dal lavoratore, il quale, quasi sempre distratto dall’uso del cellulare, per spostare il rotolo della carta, invece di fermare il macchinario, come da pratica di sicurezza, aveva tentato di riallinearlo con la macchina in movimento. Le indagini hanno anche accertato che il macchinario lavorava ad una velocità lenta di processo – necessaria anche per non rovinare il tessuto – e che non era stata data alcuna indicazione di lavorare in velocità".
Stamattina, 28 maggio, la polizia è tornata in via Sabadell per sgomberare il presidio dei lavoratori che protestano contro lo sfruttamento. I poliziotti hanno allontanato i manifestanti per consentire il passaggio dei furgoni in entrata e in uscita dalla Texprint. "Il problema di cui si parla ancora troppo poco - si legge in una nota del sindacato Si Cobas - è che chi denuncia, in questa città, viene trattato alla stregua di criminali. Chi rivendica con gli scioperi legalità e diritti non solo viene lasciato solo dalle istituzioni, ma addirittura combattuto come nemico. Questi lavoratori meriterebbero una medaglia per il fatto di continuare dopo quattro mesi ad avere forza e coraggio di combattere un sistema potente e violento. Fino a quando le istituzioni non sapranno schierarsi dalla loro parte, ogni parola spesa dai palazzi "contro lo sfruttamento" continuerà a risultare vuota. La sensazione è che invece questi operai diano fastidio proprio perché la lotta lotta ha fatto emergere una realtà da anni silenziata e riddota ad invisibilità".
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