Il Tirreno

Prato

l’inchiesta 

Accertamenti sugli abiti indossati da Luana

Luana D'Orazio e l'orditoio nel quale ha perso la vita
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Luana D'Orazio e l'orditoio nel quale ha perso la vita

Prato, la Procura vuole capire se abbiano avuto un ruolo nell’incidente mortale. La famiglia spiega: «Aveva una tuta»

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PRATO. Secondo la Procura i primi risultati della perizia sull’orditoio al quale stava lavorando Luana D’Orazio quando è morta lo scorso 3 maggio all’interno dell’Orditura Luana di via Garigliano a Montemurlo confermerebbero l’ipotesi fatta subito dopo la tragedia, e cioè che i sistemi di sicurezza non fossero in funzione. Circostanza che ha indotto fin da subito il sostituto procuratore Vincenzo Nitti a contestare ai due indagati – la titolare Luana Coppini e l’addetto alla manutenzione Mario Cusimano – oltre all’accusa di omicidio colposo, quella della rimozione dolosa delle cautele anti-infortunistiche.

Gli accertamenti della Procura, come anticipato ieri, cercheranno poi di far luce anche su altri aspetti. Uno riguarda il momento in cui si è verificato l’incidente, cioè se all’inizio della lavorazione o alla fine del procedimento, quando viene tolta la tela. Su questo saranno utili i codici estratti numerici estratti dai periti mercoledì dall’interno del macchinario, una sorta di “scatola nera” che registra il funzionamento dell’orditoio e che verranno analizzati dai tecnici. Un altro aspetto, emerso ieri, riguarda l’abbigliamento indossato dalla giovane operaia al momento dell’incidente. Se non fosse stato conforme alle norme di sicurezza, potrebbe aver avuto un ruolo nell’infortunio, ma la famiglia mette già le mani avanti. «Al momento dell'incidente Luana indossava una tuta nera, non una divisa da lavoro, e delle scarpe antinfortunistiche» spiegano i consulenti della famiglia.

Ieri Repubblica ha scritto di un messaggio vocale mandato il 30 aprile su Whatsapp da Luana D’Orazio al suo fidanzato, nel quale la giovane direbbe “Mi hanno lasciata sola con un sacco di lavoro da fare”. Il file audio è nelle mani dei legali della famiglia, che però non l’hanno ancora depositato in Procura e non è detto che lo faranno. Interpellato in merito a questa circostanza, il procuratore Giuseppe Nicolosi ha spiegato di non saperne nulla e di non ritenere che possa essere un elemento utile alle indagini, che invece si concentrano soprattutto sulla dinamica dell’incidente.

Intanto è stato fissato l’interrogatorio di Mario Cusimano, l’addetto alla manutenzione difeso da Stefano Camerini, che verrà sentito in questi giorni. La Procura vuole chiarire quali fossero i suoi compiti e se sia stato davvero lui a manomettere il sistema di sicurezza, circostanza già negata dall’indagato. Successivamente verrà sentita anche la titolare dell’orditura, che è difesa dagli avvocati Alberto Rocca e Barbara Mercuri.

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