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Prato

Inneggiano al nazismo ed esaltano le stragi: tre indagati in Toscana

Inneggiano al nazismo ed esaltano le stragi: tre indagati in Toscana

La polizia ha perquisito le abitazioni degli animatori delle chat "Boia chi molla" e "Ultima legione". Uno di loro vive a Prato, gli altri a Grosseto e Firenze

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PRATO. Volevano costituire una struttura politica che si richiamava all'ideologia fascista, gli estremisti di destra coinvolti nell'indagine dell'Antiterrorismo della Polizia e della Digos dell'Aquila che ha portato a 25 perquisizioni in 18 province: agli appartenenti all'organizzazione 'Ultima Legione' è stato contestato il perseguimento di finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, con istigazione all'uso della violenza quale metodo di lotta politica e diffusione online di materiale che incita all'odio ed alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi.
Le province interessate dalle perquisizioni sono quelle dell'Aquila, Milano, Como, Chieti, Verona, La Spezia, Genova, Pescara, Terni, Macerata, Piacenza, Modena, Vicenza, Lecce, Fermo, Roma, Cosenza e Venezia.

I destinatari toscani delle perquisizioni sono un cinquantunenne di Firenze, un ventinovenne originario di Bagno a Ripoli e residente a Prato, Riccardo Billi, e un quarantacinquenne di Grosseto.

L'inchiesta, diretta dalla Procura distrettuale dell'Aquila e coordinata dalla Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, è partita nel gennaio 2019, concentrandosi su alcuni sodali dell'organizzazione residenti in Abruzzo attraverso il monitoraggio di chat create su Telegram e Whatsapp e denominate 'Ultima Legione' e 'Boia chi molla' sulle quali gli indagati facevano proselitismo e reclutamento di militanti; poi si è estesa su tutto il territorio nazionale, consentendo di delineare l'organigramma dei tesserati ad Ultima Legione Italia.

Nelle chat venivano postate foto, video e simboli che inneggiavano al nazismo ed esaltavano le stragi di matrice suprematista. Immagini e video sono stati trovati nella disponibilità di tre persone residenti a Firenze, Prato e Grosseto, considerate tra gli animatori delle due chat. Secondo gli investigatori l'obiettivo era quello di reclutare militanti per mettere in piedi una struttura politica di ispirazione fascista, ma non è escluso che gli appartenenti volessero compiere anche azioni violente.

Dall'attività investigativa è emerso come alcuni affiliati, definendosi apertamente "fascisti", denigrassero i valori della Resistenza e della Costituzione con epiteti dispregiativi. La violenza veniva in più occasioni esaltata quale metodo di lotta politica, con l'aperta finalità di cavalcare il dissenso, anche propugnando, in diverse circostanze, il ricorso alle armi, con frasi, pubblicate in chat, del tipo: "Le armi si trovano, si trovano", "ho sempre gli anelli alle dita e il manganello dietro, ora ho pure un machete". Non manca la propaganda razzista e l'incitamento alla discriminazione ed alla violenza con la pubblicazione, sulle chat e sul web, di dichiarazioni e meme improntati alla negazione della Shoah ed all'esaltazione delle leggi razziali. L'odio è stato indirizzato anche contro persone di diversa etnia di provenienza, contro gli islamici, ed anche in senso omofobo.

L'alto valore simbolico del linguaggio utilizzato e dei richiami al nazi-fascismo, sono spesso tesi al parallelismo tra l'epoca imperiale, che mette in rilievo la grandezza nazionale, ed il contesto attuale, del quale vengono evidenziati gli aspetti negativi che avrebbero portato la recessione economica, la disoccupazione e la violenza, ricondotte perlopiù ai processi migratori e anche all'emergenza pandemica, vista in chiave complottista e negazionista.

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