Lutto
Con l’ossigeno per 40 giorni, l’incubo di marito e moglie
Daniela Pozzi e Andrea Caramelli ammalati di Covid, ricoverati e guariti insieme. «Io mi ero pure vaccinato, ma lei se l’è vista davvero brutta. Grazie a tutti»
PRATO. «Volevo esprimere la mia riconoscenza a tutti i componenti lo staff sanitario, a tutti i medici con in testa la dottoressa Chiarini, tutto il personale sanitario la cui professionalità, umanità e comprensione ha permesso la mia guarigione clinica ed il mio ritorno a casa». Sono le parole di Daniela Pozzi, 63 anni, uscita da poco dall’incubo del covid dopo circa 40 giorni di ospedale, lì ad un passo dal finire in terapia intensiva e sempre con la maschera Niv in volto. La riconoscenza e la gratitudine vanno ai medici e paramedici dell’ospedale Santo Stefano di Prato. Siamo ai primi di aprile, poco più di un mese fa, quando sia Daniela sia il marito Andrea Caramelli, 65 anni, si sono ammalati di coronavirus. Andrea aveva fatto anche il vaccino Moderna il 26 marzo scorso al centro Pegaso. Ma l’infezione è arrivata lo stesso. Questione di pochi giorni l’uno dall’altro e ambedue i coniugi sino stato ricoverati all’ospedale, perché la polmonite bilaterale stava diventando sempre più importante.
«Nel mio caso, ho avuto la terapia Niv di ossigenazione per alcuni giorni – racconta Caramelli – poi sono tornato ad un uso dell’ossigeno inferiore. Sono rimasto circa trenta giorni in ospedale, risulto ancora ad oggi positivo con bassa carica virale, ma è stata un’esperienza davvero preoccupante. La situazione di Daniela, mia moglie, è apparsa subito più grave. Ha dovuto tenere la maschera Niv con l’ossigenazione forzata per quasi tutto il periodo di ricovero, quasi 40 giorni, e le condizioni di salute erano gravi. Molto. Lei è stata ad un passo dal finire in terapia intensiva. Una cosa da non augurare assolutamente», prosegue Andrea Caramelli, che è stato anni fa anche collaboratore giornalistico del nostro giornale per le pagine sportive.
Ora Daniela e Andrea sono di nuovo a casa. L’incubo del Covid si è allontanato. I due sorridono, si stanno riprendendo seppur siano ancora in fase di convalescenza. «Volevamo ringraziare tutto il personale sanitario dell’ospedale di Prato. Soprattutto per la situazione più grave di mia moglie. Al Santo Stefano sono stati di una professionalità tecnica e umana incommensurabili. Sopravvivere a questo virus è anche un fattore di resistenza fisica e mentale. Tenere per decine e decine di giorni la maschera di ossigenazione non è una cosa facile. La disperazione di finire in terapia intensiva è sempre vicina», prosegue ancora Caramelli. Il Covid ora è un brutto ricordo. «Grazie di cuore a Gianna, a Gianmarco, a Valentina, a Martina, all’altra Valentina, a Fabio, Ornella, a Claudio a Rugby, a Sossio, a Candida e a Roberta, grazie davvero a tutti». Nomi che per Daniela Pozzi non si potranno dimenticare facilmente.
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