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Prof e studenti del Livi-Brunelleschi uniti nella protesta

Maria Lardara
La manifestazione degli studenti, insegnanti e genitori dei licei Livi e Brunelleschi in piazza delle Carceri
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La manifestazione degli studenti, insegnanti e genitori dei licei Livi e Brunelleschi in piazza delle Carceri

I due licei scoppiano e le soluzioni ipotizzate non basteranno. Provincia a caccia di immobili. Puggelli: «I tempi sono lunghi»

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PRATO. Non li ha fermati nemmeno la pioggia battente. Più forte della pioggia era infatti la rivendicazione di un diritto, “il diritto di crescere” come hanno gridato in piazza delle Carceri studenti, professori e genitori. Altro che numero chiuso o test d’ingresso per filtrare le iscrizioni in più che, a settembre, saranno 226 al liceo linguistico e scientifico, 110 all’artistico. Si è tinta di giallo, rosso e blu (i colori del liceo Livi/Brunelleschi) la manifestazione che ai piedi del Castello ha portato ieri pomeriggio 400 persone. Ormai la Provincia e la rappresentanza della scuola sembrano davvero ai ferri corti: l'istituto “scoppia” e da settembre il plesso del Rodarino (di proprietà del Comune) non potrà più fare da valvola di sfogo per gli studenti in esubero della sede principale in via Marini.

Diciotto classi non troverebbero una collocazione, sette se venisse lasciato il Rodarino. «Se per noi diventa complicato incastrare le lezioni fra una sede e l’altra con docenti che si ritrovano con otto ore di “buco” alla settimana, per la palestra le undici classi del Rodarino sono costrette a fare un rientro pomeridiano in sede», racconta Paola De Cristofaro, docente di inglese. Risuonano i megafoni con la voce dei professori. Si fanno avanti gli studenti muniti di ombrello. Come Fausto Giglioli, studente di quinta in odore di maturità: a maggior ragione, gli sta a cuore il destino del "suo" liceo. «Sono qui perché è una mia precisa responsabilità pensare ai compagni che restano», sottolinea il ragazzo. Intanto la Provincia è a caccia di immobili per ospitare almeno dieci classi con tanto di avviso di manifestazione d’interesse pubblicato sul sito dell’ente (entro il 3 giugno). Una soluzione immediata aspettando l’iter per realizzare una nuova scuola nella sede dell’ex Cassa Edile.

«Un iter articolato che necessita di tempi più lunghi. Così in parallelo stiamo lavorando da almeno tre anni per dare risposta immediata alla carenza di aule, carenza che ha radici profonde nel tempo», sottolinea il presidente Francesco Puggelli. Di certo che i numeri del Livi si sarebbero moltiplicati era risaputo, soprattutto dopo l’arrivo dell’indirizzo biomedico e del linguistico con l’opzione del cinese (quattro anni fa). «Vogliamo solo poter lavorare e studiare in condizioni dignitose - spiega Stefano Nigro, docente di francese al Livi – non abbiamo più una biblioteca, un’aula magna, un’aula mensa: tutti gli spazi sono stati utilizzati».

Nessun docente ha fatto finora vertenza ma è evidente che si pone un problema sindacale perché tanti docenti si ritrovano a lavorare 25 anziché 18 ore alla settimana mettendo in conto spostamenti e gestione organizzativa. Soprattutto quelli del Brunelleschi che fanno la spola fra quattro plessi: Marconcino, ex caserma dei vigili del fuoco, sede centrale a Montemurlo e succursale al distretto sanitario. «Non dimentichiamo gli studenti – ammette la docente Cristiana Landi – Devono fare due abbonamenti per l’autobus, uno per Prato e uno per Montemurlo».

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