Sicurezza
Morirono nel campo in poche settimane Epo forse nel “castello”
CARMIGNANO. Sulla scheda di Epo Tofani, prima della data di morte, c’è un timbro in tedesco: “Erholungscheim”. Vuol dire “casa di cura”, ovvero il castello di Hartheim vicino a Linz, in Austria, dove i nazisti dapprima iniziarono ad eliminare col gas i disabili e poi i deportati oramai inabili al lavoro dei campi vicini.
Epo, 35 anni, per il lager era già considerato un vecchio e il 25 marzo fu trasferito al castello. Numero di matricola 57437, ufficialmente muore il 15 settembre 1944.
I familiari, che seppero della deportazione da una sposina che abitava accanto a loro, sapranno della morte solo tre anni dopo, con un telegramma a guerra finita.
«Ma forse la vera data in cui morì non fu quella – racconta la direttrice del Museo della Deportazione di Prato, Camilla Brunelli – e fu usata dalle SS per coprire un’uccisione di massa, avvenuta probabilmente il 31 maggio».
Se non fosse così, Tofani sarebbe sopravvissuto ben più a lungo della media dei prigioneri dei lager.
Giuseppe Martelli se ne andò in meno di un mese, Natale Benelli in un mese e mezzo e Alvaro Arrighi in poco meno di due mesi.
Umberto Caiani morì due mesi e mezzo dopo l’arrivo al campo, il 25 maggio.
Epo fu ucciso qualche giorno dopo oppure, come si è detto secondo la data ufficiale degli schedari, a metà settembre. Il 14 agosto era morto a Gusen Guido Palandri, due settimane prima dei 43 anni, dopo poco più di cinque mesi passati nel lager. —
W.F.
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