Attenzione
«Ora cercheremo un capro espiatorio ma siamo tutti coinvolti»
prato. «Appena finito di festeggiare il 1° maggio, siamo stati immediatamente travolti dalla tragica morte di una giovane lavoratrice che voleva, attraverso il lavoro, costruirsi una vita dignitosa, piena di senso per sé, la sua famiglia e la sua comunità». Inizia così la lunga lettera con cui la Diocesi di Prato invita i cittadini a riflettere sulla tragica scomparsa di Luana D’Orazio, la giovane vittima dell’infortunio sul lavoro a Montemurlo. «Immagino Luana sola nell’affrontare il lavoro, sola nel momento della tragedia – scrive Michele Del Campo, direttore della Pastorale sociale e del lavoro – Sola, incerta, abituata alla routine giornaliera, alla macchina a cui era legata, a cui doveva prestare attenzione per produrre. Pochi con cui magari confrontarsi, con cui affrontare i propri e gli altrui problemi, le proprie esperienze per rendere l’ambiente più sicuro, più tranquillo. Per la Diocesi la tragedia di Luana «deve impegnarci a rimettere al centro la lotta per il buon lavoro», perché «il lavoro è vita, è relazione con l’altro, è costruzione, è generazione, è creatività, è comunità. Quando si rompe il rapporto con l’altro, si rompe anche il rapporto con la vita: se non si custodisce il fratello, non posso custodire la vita, non posso lavorare come esperienza di benedizione». E ancora: «Se Caino non è più il custode di suo fratello, diventa il suo assassino; se non c’è custodia, c’è omicidio, non esiste nessun livello intermedio di mutua indifferenza. Adesso andremo tutti alla ricerca dei colpevoli, assolvendoci dalle nostre responsabilità e trovando un capro espiatorio, ma se non vivremo questa morte come catastrofe vitale non ci sarà rigenerazione» conclude la Diocesi, non ci sarà spirito vitale se non ci metteremo insieme a risolvere il problema e tutto tornerà come prima». —
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