Il Tirreno

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Finisce l’era Toccafondi Il Prato ceduto gratis a un manager romano

Paolo Nencioni
Finisce l’era Toccafondi Il Prato ceduto gratis a un manager romano

Stefano Commini sarà il nuovo presidente: «Sono qui per far innamorare di nuovo la gente della squadra». Ha sborsato mezzo milione per le plusvalenze

30 aprile 2021
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prato. L’era Toccafondi alla guida del Prato calcio è finita dopo 42 anni in un giorno di pioggia, nello studio del notaio Francesco D’Ambrosi, dove il presidente Paolo Toccafondi ha firmato l’accordo che prevede la cessione del 100% delle quote all’imprenditore romano Stefano Commini, 48 anni, presidente dell’omonimo gruppo che dà lavoro a 200 dipendenti e si occupa di gestione informatica dei dati.

Non è stata una resa, anche se il Prato è stato ceduto gratis (oltre a mezzo milione in contanti a garanzia delle future plusvalenze sul cartellino di Christian Kouamé).

Per la Prato calcistica è una svolta epocale arrivata come un fulmine a ciel sereno in uno dei momenti peggiori nella storia della società, invischiata nel campionato di Serie D e con scarse possibilità di lottare per la promozione dopo una serie di risultati sconfortanti. Ma i nuovi proprietari sono ottimisti e già parlano di verificare le condizioni per un eventuale ripescaggio. Intanto Stefano Commini, che ha incontrato la stampa al bistrot del Museo Pecci, mira a dare una scossa: «Sono qui per far innamorare di nuovo la gente della squadra». Il che non sarebbe poco.

È stata una trattativa lampo, avvolta in un riserbo raro per le questioni calcistiche. Il sindaco Matteo Biffoni, presente alla conferenza stampa del nuovo proprietario, ha spiegato di averlo incontrato poco più di un mese fa. In meno di due mesi Commini ha trovato l’accordo con la famiglia Toccafondi e ieri lo ha formalizzato. L’attuale consiglio di amministrazione rimarrà in carica fino al 30 giugno per onorare le pendenze con calciatori e fornitori, poi subentreranno i nuovi e inizierà un’altra storia.

Regista dell’operazione, indicato ieri dallo stesso Commini, è stato il modenese Ivano Reggiani, il cui figlio ha giocato per qualche anno nelle giovanili del Prato. «È stato lui a farmi innamorare di questa città e della possibilità di investire nel Prato » ha spiegato Commini.

Reggiani parla già da direttore sportivo (anche se non è detto che lo sarà) e spiega di avere buoni contatti con le grandi squadre, contatti che nelle sue intenzioni potrebbero fruttare il prestito di qualche buon prospetto delle giovanili del calcio professionistico per formare l’ossatura del nuovo Prato. La figlia Nicole si occuperà del marketing e cercherà sponsorizzazioni. Stefano Commini, che sarà il nuovo presidente, ha annunciato invece l’intenzione di potenziare gli accordi con le società sportive locali e intende investire in nuovi impianti sportivi (potrebbe essere interessata l’area dei Magazzini generali, di proprietà della Camera di commercio). Il primo passo però sarà quello di riportare il Prato a giocare allo stadio Lungobisenzio, dal quale la società è stata estromessa alla fine della stazione 2017/18 dopo la telenovela dell’annunciata cessione all’avvocato canadese Joseph Romano che poi non andò in porto con accuse incrociate tra il Prato e il sindaco Biffoni. Lo stesso Biffoni, che ieri è stato accolto da una decina di tifosi biancazzurri davanti al Museo Pecci come il salvatore della patria, dice di non aver più avuto contatti con Paolo Toccafondi dopo il «diverbio» di tre anni fa e promette di tornare a vedere il Prato in curva. Possibilmente al Lungobisenzio. —

Paolo Nencioni

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