Il Tirreno

Prato

il caso 

Sfregiato per un debito di droga «Ora chi mi vorrà sposare?»

Paolo Nencioni PRATO.
Sfregiato per un debito di droga «Ora chi mi vorrà sposare?»

La squadra mobile ha arrestato i tre presunti aggressori di un trentenne che era stato gravemente ferito nel corso di un agguato un mese fa a Mezzana

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Lo hanno sfregiato per “marchiarlo” come persona inaffidabile. Un lungo taglio sulla guancia destra, un altro fino all’orecchio sinistro. Per questo tre giovani marocchini sono stati arrestati all’alba di ieri dai poliziotti della squadra mobile in un alloggio di fortuna a Calenzano. Sono accusati di aver lasciato un segno indelebile sulla faccia di un loro connazionale, la cui colpa era di non aver pagato delle forniture di droga e forse anche di aver invaso il loro territorio. Lo ha spiegato nel corso di una conferenza stampa il procuratore Giuseppe Nicolosi, che ha aggiunto: «Cose del genere non possono essere tollerate».

La punizione tribale risale a un mese fa, la mattina del 25 marzo in via Viottolo di Mezzana, sotto gli occhi di alcuni testimoni. Il trentenne marocchino, che ha qualche pendenza per questioni di spaccio, fu seguito da un paio di auto, bloccato sul marciapiede, picchiato con un gancio da traino e sfregiato al volto. «Ora chi sarà quella donna che vorrà sposarmi?» dirà qualche ora più tardi in Questura, dopo essere stato curato e ricucito in ospedale.

La squadra mobile diretta da Alessandro Gallo si è messa all’opera per ricostruire il contesto dell’agguato, partendo dalle dichiarazioni del ferito e mettendo sotto controllo qualche telefono cellulare. Alla fine il cerchio si è chiuso intorno ai tre presunti responsabili, marocchini di 28, 29 e 34 anni, due col permesso di soggiorno, il terzo clandestino. Due di loro sono conosciuti come persone violente e dedite allo spaccio di droga, soprattutto cocaina, il terzo era appena arrivato in Italia. Una punizione esemplare, quella toccata al trentenne, che è maturata nel contesto dello spaccio di sostanze stupefacenti. Quell’attività che aveva consentito ai tre arrestati di mettere da parte i diecimila euro che ieri mattina sono stati sequestrati nell’alloggio di fortuna che era stato loro affittato al nero a Calenzano.

Ora i tre rischiano una condanna da 8 a 14 anni di reclusione in base a una norma approvata un paio di anni fa per contrastare il fenomeno degli sfregi, soprattutto nei confronti delle donne. —



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