Il Tirreno

Prato

Alla casa di riposo Santa Caterina il virus è solo un brutto ricordo

di Maria Lardara
L'incontro tra Paola Donnini e Luciana Denti (foto Batavia)
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L'incontro tra Paola Donnini e Luciana Denti (foto Batavia)

La Rsa dove a gennaio morirono 14 anziani ora è “Covid free” e ha inaugurato la stanza degli abbracci

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PRATO. Non si vedevano da settembre. C’erano state le videochiamate, quelle sì. Ma guardarsi negli occhi è un’altra cosa. Significa riallacciare un contatto con il mondo esterno, abbattere le distanze per trenta minuti. Trenta minuti durano le visite nella “stanza degli abbracci” della Rsa Santa Caterina de’Ricci, da pochi giorni diventata “Covid free”. Fosse stato per Luciana Denti, 96 anni, il colloquio con l’amica Paola Donnini sarebbe durato di più. L’orologio segna le 16: fine della visita. «È l’ora, vi rivedete la prossima volta», rassicura l’animatrice Laura che lavora nella residenza per anziani più antica di Prato, dove a gennaio era scoppiato un focolaio di Covid costato la vita a 14 ospiti. E infatti la “stanza degli abbracci” realizzata con fondi della Regione doveva entrare in funzione alla fine del 2020 ma le vicissitudini legate al Covid ne hanno rimandato l’apertura. Da settembre Paola Donnini non rimetteva piede nella casa di riposo gestita dalla cooperativa Sarah. Quando ha salutato l’amica, a Luciana sono scese le lacrime. Momenti di forte emozione in un abbraccio protetto da involucri di plastica.

«Mi ha confessato che non credeva di rivedermi dopo tutto questo tempo – racconta Paola – Che gioia questo incontro». Ferrea l’organizzazione delle visite: cinque incontri al giorno, scanditi da una mezz’ora di colloquio e mezz’ora di sanificazione dello spazio. Igienizzata dopo ogni uso, la struttura gonfiabile si colloca nel cortile esterno. Per la Rsa tutto questo è un raggio di luce in fondo al tunnel mentre domani le squadre Usca andranno a vaccinare il personale (19 operatori) che aveva contratto il Covid e ormai si è negativizzato. Al momento sono 79 gli anziani ospiti al Santa Caterina de’ Ricci: di questi, una quarantina aveva ricevuto la prima dose prima che il Covid entrasse nella Rsa. «Sulle cause del focolaio sono state fatte molte indagini dall’Asl: lasciamo la spiegazione ai medici e infettivologi», osserva Vladimiro D’Agostino, presidente della coop Sarah. A regime la Rsa di via San Vincenzo può ospitare 107 anziani ma ultimamente i nuovi utenti in convenzione con l’Asl non stanno arrivando, qui come in altre case di riposo. Pesano probabilmente i timori dei familiari che ci pensano due volte prima di sistemare all’esterno un parente anziano. Intanto si pensa di collocare un interfono nella “stanza degli abbracci” per agevolare la comunicazione con gli anziani che hanno problemi di udito. «Abbiamo passato mesi difficili, da cui gli anziani sono usciti molto provati», racconta il neodirettore Riccardo Petrini che ha raccolto il testimone di Elisa Valdambrini, impegnata in prima linea sull’emergenza Covid. I familiari possono accedere alla “stanza degli abbracci” su appuntamento.

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