Finanza
Il racconto di un sopravvisuto al Covid: "Addio, sfortunati compagni di stanza"
Per 17 giorniall'ospedale attaccato all'ossigeno, come la moglie, Giuseppe Nicodemo ha perso la madre e il suocero e ha un pensiero per chi non ce l'ha fatta
PRATO. «Io ormai penso di avercela fatta definitivamente, ma accanto al mio letto 45 ho visto morire tre persone ignare di quanto questo virus bastardo volesse farci male». È il racconto del commercialista Giuseppe Nicodemo, che nei giorni scorsi è stato dimesso dalle cure intermedie dopo un paio di settimane nell’area Covid dell’ospedale. Nicodemo il 19 marzo ha perso il suocero e il 9 aprile la madre, sempre a causa del Covid. È stato ricoverato al Santo Stefano per una polmonite bilaterale interstiziale il 23 marzo, il giorno prima era toccato alla moglie Cinzia. «Dal 24 marzo al 5 aprile, ininterrottamente per 22 ore al giorno – racconta – sono stato attaccato a una maschera Niv iperventilante, che con il tempo è diventata la mia migliore amica perché ha contribuito a salvarmi la vita. Tredici lunghe notti e giorni con la mia amata Niv e coricato prono sul letto con braccia sulle spalliere per aiutare il drenaggio del liquido generato il Covid».
La situazione comincia a migliorare a Pasqua e l’8 aprile Nicodemo viene trasferito alle cure intermedie. Ma non può dimenticare chi era accanto a lui e non ce l’ha fatta: «Andrea, Gino S. e Andrea F., uno dopo l’altro e dopo aver provato a vivere sono stati finiti da questo virus bastardo. Ho sentito i loro lamenti, il loro respiro affannoso, tanto che il mio dolore atroce sembrava nulla». «Con Gino S. abbiamo ricevuto la Comunione il Venerdì Santo, mentre il vescovo era sul piazzale a condurre la Via Crucis e il giorno di Pasqua con Andrea F., che il lunedì dell’Angelo lascia la stanza per la rianimazione e non ritorna più. Che Dio vi accolga in cielo, sfortunati compagni di stanza in ospedale». Nicodemo ci tiene a ringraziare tutti quelli che si sono presi cura di lui, dai medici agli Oss agli infermieri.
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