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il caso 

Prato resta “maglia nera” nella campagna vaccinale

Paolo Nencioni PRATO.
Prato resta “maglia nera” nella campagna vaccinale

Sono 7.492 i cittadini che avrebbero ricevuto la prima dose se la distribuzione avesse funzionato come nel resto della Regione. Stessa situazione di un mese fa

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Sono più di 7.000 (7.492 per la precisione) i pratesi che avrebbero ricevuto la prima dose del vaccino antiCovid (oltre ai 37.000 che l’hanno avuta) se la campagna vaccinale in provincia avesse funzionato come nel resto della regione. È un numero impietoso che fotografa una situazione già emersa esattamente un mese fa, quando si scoprì che Prato era la provincia toscana meno vaccinata in rapporto alla popolazione. E ancora più paradossale se si considera che ormai da cinque mesi Prato è anche la provincia che presenta la maggiore incidenza di positivi al coronavirus, sempre in rapporto alla popolazione, e dunque avrebbe bisogno come il pane di questi benedetti vaccini. Ora, a più di tre mesi dall’inizio della campagna vaccinale, queste due cifre, l’incidenza dei casi e l’incidenza della somministrazione dei vaccini, forse non sono più casuali: se si vaccina poco dobbiamo aspettarci anche più un tasso di positivi più alto che altrove.

Ma come si arriva a questo numero di 7.492? Abbiamo fatto due conti basandoci sulle cifre di mercoledì 14 aprile e aggiornate quotidianamente sul portale vaccinazioni.sanita.toscana.it e calcolando l’incidenza delle prime dosi somministrate ogni centomila abitanti. Ne viene fuori una Toscana a più velocità. Resta l’anomalia di Siena, che sembra vaccinare molto più di altri: 21.513 prime dosi ogni centomila residenti. Seguono Firenze (19.668), Massa Carrara (19.286), Livorno (17.778), Pistoia (16.879) e Arezzo (16.817). Prato è ancora il fanalino di coda con 14.508 prime dosi. La media regionale è 17.424 ogni centomila residenti. Facendo la proporzione sui 257.000 residenti della provincia di Prato si arriva dunque ai 7.492 che avrebbero ricevuto la prima dose anche qui se le somministrazioni fossero state in media col resto della regione.

Insomma, è passato un mese, ma nonostante il tentativo di accelerare, ampiamente pubblicizzato dalla Regione e dall’Asl nei giorni di Pasqua, Prato è ancora indietro. L’accelerazione c’è effettivamente stata perché alla metà di marzo a Prato risultavano somministrate solo 6.885 dosi ogni centomila abitanti e ora sono diventate 14.508. In numeri assoluti, fino a mercoledì sono state iniettate 37.287 prime dosi e 13.904 richiami. Ma anche le altre province hanno cominciato a correre e resta il problema di vaccinare dove più serve, certamente a Prato, il cui “contributo” in termini di positivi al Covid nelle scorse settimane è stato decisivo per tirare giù l’intera regione in zona rossa. Se poi guardiamo l’incidenza dei richiami, sempre in rapporto alla popolazione, il discorso non cambia. Siena è sempre in testa con 9.423 seconde dosi ogni centomila abitanti, davanti a Firenze (7.343) e Massa Carrara (6.228). Prato ultima con 5.410, poco sotto a Pistoia (5.493). L’incidenza totale (prime e seconde dosi) mostra una forbice impressionante tra i 30.937 di Siena e i 19.879 di Prato. Eppure le autorità regionali e sanitarie continuano a dire che non sono state fatte preferenze: i vaccini arrivano ovunque in rapporto alla popolazione. Dunque si tratta di darsi una mossa, correggere dove è possibile e usare tutte le dosi a disposizione, se non vogliamo trovarci tra un altro mese a fare i soliti discorsi. –



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