Lutto
"Alessandro interpretava il lato umano della polizia"
Antonino Mendolia, già capo della squadra mobile, ricorda il sovrintendente Biondi, morto prematuramente all'età di 56 anni
PRATO. "Di poliziotti come Alessandro Biondi è difficile trovarne in giro". Parola di Antonino Mendolia, primo dirigente della polizia, già capo della squadra mobile a Prato alla fine degli anni Novanta e ora dirigente del Commissariato di Ostia dopo aver lavorato anche con la Dea, da Miami, come ufficiale di collegamento per l'Italia. Mendolia manca da Prato da più di vent'anni, ma quando ha appreso della morte prematura di Biondi i ricordi si sono riaffacciati in maniera prepotente e ha voluto rendergli omaggio, come tanti colleghi hanno fatto in queste ore.
"Quando fu creata la Questura a Prato e fu messa in piedi la squadra mobile - ricorda Mendolia - tra i primi a tornare fu proprio Alessandro, che insieme ad altri, ricordo Vincenzo Allocca, dimostrò subito di avere il pedigree del poliziotto di razza. Nei dibattimenti era una "macchina da guerra": era capace di ricordarsi a memoria i tabulati telefonici, aveva questo dono. E anche per questo era molto apprezzato dai magistrati, all'epoca da Paola Belsito, da Ettore Squillace Greco".
"Non so più quante centinaia di persone abbiamo arrestato insieme a lui e grazie a lui - aggiunge Mendolia - E devo dire che il 90% uscivano con le manette ai polsi dicendo grazie. Non perché li avessimo arrestati, ma perché riconoscevano in Alessandro il lato umano del poliziotto. Lui è stato un assertore di questo modo di fare polizia e per tutti noi è una grave perdita".
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