Sicurezza
Diceva di essere il diavolo: chiesto il processo
Matteo Valdambrini, il 23enne di Montemurlo accusato di riduzione in schiavitù e abusi sessuali, comparirà davanti al gip il primo giugno
MONTEMURLO. In meno un anno avrebbe creato una setta, formata da giovani adepti pronti a sottostare ai suoi desideri sessuali in nome di un suo presunto potere soprannaturale. Adesso la procura di Firenze ha chiesto il processo per il guru Matteo Valdambrini, ventitreenne studente universitario di Montemurlo. Il giovane, che faceva credere ai suoi seguaci di essere il diavolo, comparirà il primo di giugno davanti al gip che dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm Eligio Paolini. Sullo studente, iscritto dal 2016 all'Università di Firenze, gravano accuse pesanti: riduzione in schiavitù, violenza sessuale e pornografia minorile. Avrebbe commesso abusi sessuali su almeno 13 giovani, di cui due diciassettenni all'epoca dei fatti. A febbraio 2020 era stato perquisito dopo la denuncia presentata dalla madre di due ragazzi e dall'Osservatorio nazionale abusi psicologici.
L’accusa iniziale ricostruiva abusi a quattro persone. Ma altre vittime hanno trovato il coraggio di farsi avanti e in poco tempo il loro numero è più che triplicato aggravando la posizione di Matteo Valdambrini, difeso dagli avvocati Sigfrido Fenyes e Pier Nicola Badiani. Per gli investigatori della mobile di Firenze e dello Sco, avrebbe persuaso gli adepti di averli scelti per salvare il mondo. Per convincerli della sua sedicente superiorità e porli in uno stato di soggezione psicologica al fine di abusarne, avrebbe anche elaborato un rituale di resurrezione, inscenando uno strangolamento da parte di un sodale, al termine del quale si rialzava da terra fingendo di rimettersi a posto il collo.
Almeno in un caso sarebbe arrivato anche a usare una bambola per fare dei riti voodoo, allo scopo di far morire la madre di una delle sue adepte. I suoi seguaci erano spesso giovani in condizioni di notevole fragilità psicologica, con problemi di isolamento, solitudine, talvolta depressione. Li aveva individuati con ricerca mirata, tramite passaparola in ambienti a lui contigui. “Agganciati” e attirati in trappola, gli adepti erano costretti a sottostare ai riti con inganni e minacce di morte, verso loro stessi e verso i loro familiari. In un caso, avrebbe convinto una ragazza ad avere un rapporto con lui dicendole che in caso contrario la sua sorellina di sette anni e i suoi genitori avrebbero perso la vita. Il “diavolo” era anche capace di trasformarsi, attraverso una pratica che chiamava shifting, in altre creature, impostando il timbro della voce.
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