Attenzione
Da Prato a Roma monta la protesta «Vogliamo riaprire»
prato. C’era anche lo chef pratese Angiolo Barni alla protesta andata in scena martedì a Roma, dove ristoratori, titolari di palestre e di bar e di agenzie di viaggio hanno dato vita a un un sit-in sotto il palazzo di Montecitorio contro le chiusure per il Covid.
«Era giusto esserci – dice Barni – Non so quanti eravamo ma eravamo tanti. Rappresentavamo tutte le categorie a cui è stata imposta la chiusura. Abbiamo chiesto semplicemente di farci lavorare». Tanti slogan contro gli autogrill e la grande distribuzione. «Quello che non si comprende è perché punti di aggregazione come questi possono rimanere aperti, forse c’è una campana di vetro che blocca tutto, e invece noi non possiamo fare niente. Ho sentito tanti ristoratori che se non riaprono a breve non possono più resistere e devono chiudere perché hanno debiti e tutto quello guadagnato in una vita verrà meno». In piazza c’era anche lo chef Gianfranco Vissani. «Sì, ma tra gli stellati solo lui – racconta Barni – È davvero incredibile, quelli che fanno tendenza in tv e cercano di lanciare un piatto non si sono fatti vedere. Sicuramente fare ristorazione non è più il loro lavoro ma sono stati comprati da fondi e quindi non hanno bisogno di manifestare. Tra i presenti c’erano anche gli ambulanti perché mi sembra assurdo che il mercato a chilometro 0 si possa fare il sabato in piazza del Mercato nuovo a Prato e quello del lunedi no. È questo il controsenso per cui siamo venuti a Roma».
Protestano anche gli ambulanti. «Abbiamo consegnato un documento al prefetto che riassume il pesante disagio di una situazione non più sostenibile – dice Paolo Marchese, presidente degli ambulanti Anva Confesercenti di Prato – Una iniziativa a carattere nazionale che vuole accentuare, nelle istituzioni, la consapevolezza di una necessità che è quella di ripartire con il lavoro. Naturalmente, con tutte le precauzioni possibili».
«La ripresa del lavoro non è più procrastinabile – dice ancora Marchese – e tutto il comparto area pubblica deve riprendere l’attività, altrimenti c’è il forte rischio di vedere azzerate tante imprese. Basta pensare, ad esempio, a chi lavora nelle sagre e nelle fiere fermi ormai da marzo 2020. Di fatto non va meglio per chi opera nei mercati settimanali con il lavoro a intermittenza, e con tutti i problemi che ne conseguono. E la categoria reclama ristori più sostenuti e immediati per far fronte ad un momento mai visto fino ad ora. Abbiamo bisogno di strumenti che insieme facciano sinergia per consentire di superare la grave crisi che stiamo vivendo, e augurarci che le vaccinazioni proseguano spedite per liberarci da un periodo non più sopportabile sotto tutti i punti di vista». —
Vezio Trifoni
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