Sicurezza
Prestanti: «Non stiamo snaturando Artimino»
carmignano. I lavori di ripavimentazione nel borgo di Artimino hanno provocato qualche polemica sui social network, tanto da spingere il Comune ha fare qualche precisazione.
«Qualcuno sta mettendo in giro la voce che sia stata distrutta una pavimentazione medievale – si legge in una nota del Comune – In verità la pavimentazione presente era stata fatta posizionare dalla contessa Maraini, a proprio gusto, nel dopoguerra. La stessa contessa Maraini fece apportare numerose modifiche, anche consistenti, al borgo: la più evidente fu l’aggiunta degli orologi e dei merli alla torre, che in origine non li presentava. L’oggetto della discussione è quindi una pavimentazione di metà del Novecento, non avente alcun valore storico artistico, e che in questi 70 anni si era notevolmente deteriorata. Molte pietre erano sconnesse e pericolose, in alcuni tratti gli interventi ai sottoservizi delle abitazioni e a delle attività commerciali avevano portato ad inserti in cemento, mentre alcune aree negli ultimi decenni erano state rattoppate con l’asfalto. In particolare, la piazza presentava una notevole porzione di asfalto».
Smentita anche l’assenza della della Sovrintendenza: «Da alcune persone è chiamata in causa la Sovrintendenza, accusata di non tutelare i beni storici del territorio. Si precisa che il progetto è stato vidimato e corretto dalla Sovrintendenza, che sta seguendo ogni passaggio direttamente con il sovrintendente capo, architetto Pessina. La tipologia di pietra, la modalità di posa e le rifiniture sono state direttamente scelte dalla Sovrintendenza, che sta dando uniformità alla pavimentazione di tutti i borghi storici della Toscana, facendo posizionare ovunque la stessa tipologia di pietra. Come esempio: la pietra usata ad Artimino è la stessa con la quale sono state pavimentate le piazze del centro storico di Firenze». «Lasciare tutto com’è, non è sinonimo di tutela – dice il sindaco Edoardo Prestanti – Il selciato di Artimino era risultato più volte pericoloso, perché molte pietre erano rotte e dissestate». —
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