Gioco
«Portiamo la passione di Cristo vicino a chi lotta in ospedale»
La Via Crucis col vescovo Nerbini intorno al Santo Stefano, un anno dopo La testimonianza di Risaliti, il medico che dà la comunione ai malati di Covid
prato. Nel pomeriggio del venerdì santo la Via Crucis, presieduta dal vescovo Giovanni Nerbini, si è tenuta intorno all’ospedale. Un segno di vicinanza per i malati in questo momento difficile. Anche lo scorso anno fu scelto l’ospedale, quale simbolo della lotta al Covid. «Siamo qui – ha detto il vescovo – per fare memoria della passione di Cristo ma vogliamo essere vicini a ogni storia di passione in ospedale, nelle case di cura, nelle strutture di accoglienza e nelle nostre case». Insieme a monsignor Nerbini il cappellano del Santo Stefano, don Carlo Bergamaschi, don Giovanni Santa Colorando e poi alcuni rappresentanti di associazioni di volontariato impegnate in prima linea nella lotta al virus come Misericordia, Pubblica Assistenza, Croce d’oro e Croce rossa, esponenti della pastorale della salute, l’associazione “Figli in cielo”, l’associazione cattolica degli operatori sanitari, quindi testimonianze di quanti si impegnano per essere liberati dalle varie dipendenze come l’alcolismo. Poi alcuni medici cattolici e chi ha vissuto il Covid sulla sua pelle. Fra i medici c’è Filippo Risaliti, uno dei primi, a Pasqua 2020, a ricevere il mandato del vescovo per poter dare la Comunione ai malati Covid in ospedale. «Lo abbiamo fatto anche a Natale – spiega il medico – e poi dall’inizio dell’anno posso dire che c’è una continuità quasi tutte le domeniche». I medici con il mandato di ministri straordinari della Comunione lo fanno in veste di volontari perché portano l’Eucaristia ai degenti Covid fuori dall’orario di lavoro. Risaliti a Pasqua ha il giorno libero, ma parte del suo tempo, domani, lo impegnerà proprio per essere in ospedale e dare la Comunione agli ammalati Covid. —
Azelio Biagioni
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