Gioco
Vaccini anche in farmacia tra qualche settimana Intanto partono i corsi
Secondo Brandi, presidente dell’Ordine provinciale, almeno la metà dei titolari delle 56 attività della provincia sono disponibili a garantire il servizio
Prima il corso della società scientifica Utifar, poi quello approvato dall’Istituto superiore di sanità al quale si stanno iscrivendo in questi giorni molti farmacisti pratesi. Professione farmacista vaccinatore: almeno la metà delle farmacie di Prato e provincia si sta organizzando per somministrare i vaccini Astrazeneca e Johnson&Johnson (quando quest’ultimo arriverà, nella seconda metà di aprile), sulla scorta di un protocollo nazionale firmato tra il ministro della Salute Roberto Speranza, Regioni, Federfarma e Assifarm.
«Abbiamo inviato già a diversi colleghi le credenziali d’accesso per il corso riconosciuto dall’Istituto superiore di sanità – fa sapere Pietro Brandi, presidente provinciale dell’Ordine dei farmacisti – Molti colleghi avevano già partecipato alla formazione dell’Utifar. Si registra una buona predisposizione a partecipare al piano di immunizzazione della popolazione. Si tratta di una svolta epocale per la nostra professione, un segno di riconoscimento importante per il lavoro in prima linea che svolgiamo sul territorio con i nostri presidi vicini ai cittadini. I farmacisti vaccinano già in Inghilterra, in Francia e Germania». Nella realtà di Prato e provincia si contano 56 farmacie e 353 farmacisti iscritti all’Ordine provinciale: almeno la metà sarebbe pronta a vaccinare, stando all’ampia partecipazione al corso abilitante dell’Istituto superiore di sanità. Ma siamo solo agli inizi. Nell’ipotesi che aderissero tutte le 56 farmacie del territorio pratese, e con una media minima di 10-15 vaccinazioni per ogni struttura così come è stato previsto a livello nazionale, si riuscirebbe ad avere fino a 840 immunizzazioni al giorno.
Certo, l’adesione è volontaria e resta il nodo dei requisiti strutturali che dovranno garantire le farmacie, in primis spazi adeguati con la separazione dell’area vaccini e della clientela. Ma la vaccinazione potrà avvenire anche all’esterno come avviene nei drive through allestiti per i tamponi rapidi. I farmacisti riceveranno 6 euro a dose e non potranno vaccinare i soggetti estremamente fragili.
«Diversi colleghi – spiega il presidente dell’Ordine – si stanno formando su tutti gli aspetti della procedura, dall’anamnesi al consenso informato fino alla sorveglianza per 15 minuti delle persone vaccinate». Ci vorrà qualche settimana prima che la macchina dei vaccini in farmacia ingrani la marcia, considerando anche l’eterno dilemma della disponibilità dei sieri. Ma la rete delle farmacie può fare la differenza in una campagna vaccinale più capillare come sta succedendo in Liguria, la prima regione a fare da apripista dal 30 marzo. Anche a Prato dunque si scaldano i motori, in attesa che il protocollo nazionale si declini a livello regionale sul piano operativo: nel Lazio, ad esempio, sarà messo a punto un portale per vaccinarsi e scegliere la farmacia più vicina.
«Con i tamponi rapidi abbiamo già dimostrato di essere un avamposto nella lotta al Covid – ricorda Pietro Brandi – Le farmacie hanno un ruolo chiave soprattutto nelle piccole comunità. I cittadini già telefonano per sapere quando potranno vaccinarsi». —
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