Il Tirreno

Prato

la crisi del terziario

Allarme della Confcommercio: «In 2.200 rischiano il posto»

Fabrizia Prota
Tiziano Tempestini e Tommaso Gei
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Tiziano Tempestini e Tommaso Gei

La cifra emersa da un’indagine dell’associazione su un campione di 500 imprese. «A licenziare saranno soprattutto le aziende più grandi, con più di sei addetti»
 

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PRATO. Sono circa 2.200 le persone che nella provincia di Prato perderanno il lavoro nel commercio e nel turismo quando scadrà il blocco dei licenziamenti previsto dalle norme anti Covid. È la cifra emersa da un’indagine di Confcommercio Pistoia e Prato che sottolinea quanto pesa e, soprattutto, quanto peserà nei prossimi mesi sulle spalle dei lavoratori la crisi economica dovuta alla pandemia.

«Sono numeri che fanno paura – commenta Tommaso Gei, presidente della consulta pratese di Confcommercio – Dei dipendenti e dell’effetto della pandemia su di loro si parla poco, perché si pensa che con la cassa integrazione si sia risolto ogni problema. Ma non è così: quando l’emergenza rientrerà e si ripartirà infatti le aziende dovranno fare i conti con situazioni molto gravi e purtroppo, nonostante non vorrebbero, dovranno mettere anche i dipendenti in questo bilancio». Secondo l’indagine, che ha preso come campione 500 aziende del terziario di Prato e Pistoia, a licenziare nel pratese saranno soprattutto le imprese più grandi, con più di sei addetti: nel turismo e nella ristorazione il 79 per cento di queste prevede di licenziare almeno un dipendente, mentre nel commercio tutte le aziende di analoga dimensione hanno dichiarato che licenzieranno almeno un lavoratore, la maggioranza delle quali (il 91 per cento) più di cinque.

«Nelle imprese più grandi, dove la distribuzione del lavoro può essere fatta su più persone, il calo dell’occupazione si vedrà di più – spiega Gei – Anche perché più sono i costi fissi più grande è la paura del futuro». La buona notizia è che a Prato e provincia le imprese con più di sei addetti sono la minoranza nel terziario, ma i tagli al personale, secondo Confcommercio, si vedranno anche nelle aziende più piccole: nel commercio il 33 per cento di queste prevede di licenziare da uno a quattro addetti, mentre per turismo e ristorazione a fare la stessa previsione è più della metà delle piccole aziende (52 per cento). Intanto, nonostante il blocco dei licenziamenti, nel 2020 in provincia sono già “andati in fumo” circa 3mila posti di lavoro rispetto al 2019, stando al dato degli avviamenti al lavoro, che nell’anno appena passato segna un calo rispetto a quello precedente del 28 per cento nel commercio (la cui “caduta” è frenata dall’alimentare, che ha tenuto) e del 45 per cento nella ristorazione e nell’alberghiero. Un divario formato per lo più dai mancati rinnovi dei contratti a tempo determinato e per il lavoro stagionale.

«È un dato che dà l’idea del crollo dell’occupazione nei nostri settori – afferma il direttore di Confcommercio Pistoia e Prato Tiziano Tempestini – Un danno, quello a livello occupazionale, che pensavamo si sarebbe visto d’ora in avanti ma la verità è che è già in atto». Sono invece oltre 2,3 milioni le ore di lavoro perse dai dipendenti del terziario da aprile 2020 a febbraio 2021, coperte dalla cassa integrazione in deroga (2.330.868, di cui oltre 900mila nel commercio all’ingrosso, circa 680mila in quello al dettaglio e più di 740mila per alberghi e pubblici esercizi). «Abbiamo gridato per un anno, forse poco ascoltati, e i risultati ora arrivano» commenta Tempestini.

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