Il Tirreno

Prato

il braccio di ferro 

Texprint, l’accusa del Si Cobas «Produzione spostata altrove»

Paolo Nencioni PRATO.
Texprint, l’accusa del Si Cobas «Produzione spostata altrove»

Due sindacalisti e 18 scioperanti sono stati indagati per violenza privata «Siamo tranquilli, chiediamo solo il rispetto del contratto nazionale di lavoro»

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Una parte dei dipendenti della stamperia Texprint di via Sabadell sono stati messi in cassa integrazione e teoricamente la produzione è ferma, ma secondo il sindacato Si Cobas, impegnato da gennaio in una dura vertenza per la regolarizzazione dei contratti di lavoro e per ottenere la settimana lavorativa di 40 ore, la proprietà ha spostato la produzione altrove. Lo hanno affermato ieri Sarah Caudiero e Luca Toscano nel corso di una conferenza stampa davanti ai cancelli dell’azienda, all’indomani della decisione degli scioperanti (18 operai in prevalenza pachistani) di sospendere fino a venerdì il picchetto all’ingresso di via Sabadell. Il sindacato tenta così di “stanare” la proprietà cinese dell’azienda, che finora ha rifiutato di intavolare una trattativa giustificandosi col fatto che gli scioperanti impedivano il passaggio della merce. «In realtà noi abbiamo sempre tentato di bloccare la merce in uscita – dicono Caudiero e Toscano – Mai quella in entrata, con la quale la produzione poteva andare avanti. Mai abbiamo fatto violenza alle persone e tantomeno perquisito chi voleva andare a lavorare».

È di ieri la notizia che i due sindacalisti, insieme ai 18 scioperanti, sono indagati per violenza privata in seguito alle denunce presentate dall’azienda. «Sì, abbiamo ricevuto un invito a comparire davanti al sostituto Petrocchi giovedì della scorsa settimana – confermano i sindacalisti – ma poi l’incontro è slittato al 1° aprile. Siamo tranquilli. Finora i giudici hanno riconosciuto che le nostre azioni rientrano nel diritto di sciopero».

Toscano e Caudiero dicono di aver visto coi propri occhi i furgoni della Texprint che, anche nei giorni di blocco della produzione, consegnavano merce ai pronto moda loro committenti. Pensano che le lavorazioni siano state affidate a terzisti.

«Un atteggiamento che dice tutto sull’azienda – attaccano i due Si Cobas – Da una parte si proclama una serrata illegale, si portano i dipendenti in piazza per sostenere le ragioni dell’azienda, si mettono lavoratori in cassa integrazione e si minaccia il licenziamento degli scioperanti (a cui sono arrivate lettere disciplinari, ndr). Dall’altra si sposta altrove la produzione, che evidentemente prosegue. Noi chiediamo semplicemente che qui venga rispettato il contratto nazionale, otto ore di lavoro cinque giorni alla settimana, e su questo non si possono fare concessioni. Non può passare il messaggio che qui le leggi dello Stato non si rispettano».

Se entro venerdì non riprenderà la trattativa potrebbe ripartire il picchetto.

Ma quello di via Sabadell non è il solo fronte sul quale è impegnato il Si Cobas. Ieri mattina Toscano e Caudiero hanno fatto un volantinaggio davanti alla Tintoria Superlativa di via Inghirami, insieme a un paio di interpreti cinesi. Il tentativo infatti è di coinvolgere nella lotta per i diritti dei lavoratori anche i dipendenti orientali della tintoria. Un compito molto più difficile rispetto alla mobilitazione dei pachistani. —



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