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Prato

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Amministratore regolarizzerà gli operai sfruttati

Paolo Nencioni

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prato. Sarà un amministratore giudiziario, il consulente del lavoro Alessandro Bensi, a regolarizzare la posizione dei 28 operai pachistani e bengalesi che lavoravano per la confezione Giulio di via Pieraccioli, i cui titolari di fatto, i coniugi cinesi Li Xiumei e Hu Dingtu, sono stati arrestati lo scorso 9 febbraio con l’accusa di sfruttamento. È stato il sostituto procuratore Lorenzo Gestri a chiedere e ottenere dal gip la nomina dell’amministratore, ed è la prima volta che succede nel distretto pratese. Si tratta di una nuova strada per tentare di sottrarre la manodopera sottopagata al ricatto dei datori di lavoro, che lucrano sullo stato di bisogno degli operai e sul fatto che alcuni di loro non hanno il permesso di soggiorno. Una condizione che di fatto rischia di vanificare gli sforzi degli inquirenti, perché una volta arrestati gli sfruttatori, la manodopera gli operai spesso sono costretti a cercare lavoro alle stesse condizioni. Ora, come detto, col fondamentale sostegno dell’associazione L’Altro Diritto dell’Università di Firenze e dello Sportello immigrazione del Comune, si tenta di battere una strada diversa. Alcuni degli operai della confezione Giulio potranno ottenere il permesso di soggiorno per motivi di giustizia, mentre molti altri, una volta ricostruita la loro posizione contrattuale, potranno chiedere l’indennità di disoccupazione o la cassa integrazione. Va ricordato che 16 dei 28 dipendenti della confezione lavoravano senza alcun contratto, altri 12 con un contratto part-time fasullo, visto che poi erano costretti a stare in confezione anche 12 ore. Una condizione comune a molti altri lavoratori del distretto pratese, soprattutto stranieri.

La scorsa settimana il Tribunale del riesame a respinto il ricorso di Li Xiumei e Hu Dingtu (Xiumei, la moglie, era stata messa agli arresti domiciliari ma si è scoperto che continuava a dirigere gli affari ed è poi finita in carcere come il marito).

Nell’ordinanza i giudici scrivono che a fronte di uno stipendio dovuto di 1.200 euro per 40 ore settimanali, gli operai percepivano dai 700 ai 900 euro con giornate che arrivavano anche alle 14 ore, senza riposo settimanale. —

Paolo Nencioni

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