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Texprint, protesta davanti a Dixie dopo gli scontri
prato. «Che cosa ci fate qui davanti? Il negozio è aperto e dobbiamo far entrare i clienti». Le 15 sono passate da poco e le commesse di Dixie, in via Garibaldi, sono sorprese per la presenza di alcune decine di operai con le bandiere del Si Cobas che manifestano davanti al negozio. «I tessuti coi quali sono fatti i vestiti che vendete – spiega il sindacalista Luca Toscano – vengono stampati dalla Texprint e questi sono gli operai che da un paio di mesi scioperano contro i turni di lavoro massacranti e per i propri diritti».
Il giorno dopo gli scontri davanti alla stamperia di via Sabadell (ma al Si Cobas non piace la parola: «Scontro è quando due si picchiano, non è andata così...») la protesta si è spostata nel cuore del centro storico.
«Non ci si può nascondere dietro a un dito come facava la Nike coi palloni prodotti dai bambini in Vietnam – prova a spiegare Toscano – È impensabile che Dixie si disinteressi di come certi tessuti vengono prodotti, lo dice anche la legge. Quanto a quello che è successo ieri, non era mai accaduto che il giorno prima ti convocano in Regione per aprire un tavolo di crisi e il giorno dopo ti prendi le botte. Il silenzio della giunta regionale su questo fatto è imbarazzante».
Toscano fa la conta dei feriti (una caviglia rotta, un dito fratturato, diversi traumi cranici) e ribadisce, insieme a Sarah Caudiero, che la mobilitazione davanti ai negozi Dixie proseguirà anche nei prossimi giorni («A Pisa, a Roma, a Torino»).
Intanto sulle proteste degli operai Texprint interviene anche Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana: «Non chiedono la luna, sono richieste ragionevoli a meno che qualcuno non pensi di essere nel Medioevo. Mentre gli operai venivano trasportati in ospedale la Prefettura emetteva un’interdittiva antimafia nei confronti dei proprietari della stamperia tessile. Forse i cattivi non sono quelli malmenati dalle forze dell’ordine». —
Paolo Nencioni
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