Il Tirreno

Prato

La vertenza Texprint arriva sotto le finestre del Comune

di Paolo Nencioni
Il presidio del Si Cobas davanti alla Texprint di via Sabadell
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Il presidio del Si Cobas davanti alla Texprint di via Sabadell

Operai in piazza contro la serrata decisa dall’azienda. Gli scioperanti hanno rifiutato 10.000 euro di buonuscita. La Regione convoca un tavolo di mediazione. L'azienda: comportamenti criminali

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PRATO. Rifiutare una buonuscita di 10.000 euro sull’unghia non dev’essere facile per chi fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. Eppure i 18 operai della stamperia Texprint che dal 18 gennaio scioperano e dall’11 febbraio sono in presidio davanti al capannone di via Sabadell, nel Macrolotto 2, lo hanno fatto. L’azienda, raccontano i sindacalisti Sarah Caudiero e Luca Toscano del Si Cobas, vorrebbe risolvere il problema liquidando i 18 ribelli, in gran parte pachistani, per assumerne magari altri più concilianti, ma oggi pomeriggio, 6 marzo, loro saranno in piazza del Comune per chiedere migliori condizioni di lavoro e la regolarizzazione dei contratti di apprendistato a cui la Texprint fa massiccio ricorso.

Giovedì sera alle redazioni dei giornali è arrivata una lettera inviata dagli altri, quelli che si firmano “dipendenti che vogliono lavorare”, dicono di parlare a nome di 65 operai e si sentono ostaggio degli scioperanti. Da giovedì pomeriggio sono a casa e non si sa quando potranno tornare a lavorare. Una serrata in piena regola. Per forzare la mano di una trattativa sindacale che non è mai veramente iniziata o perché scarseggiano gli ordini. Questo fino a ieri, quando la proprietà ha diffuso un comunicato non era dato di saperlo, perché nonostante i ripetuti tentativi da parte dei cronisti, non aveva mai voluto dire la sua.

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"Questa non è una semplice vertenza sindacale – sostengono Sarah Caudiero e Luca Toscano – Abbiamo l’impressione che la controparte ne voglia fare un caso simbolico per creare un precedente: o si lavora come animali, 12 ore al giorno, sette giorni alla settimana, oppure il lavoro non c’è. Noi pensiamo che si possa lavorare in un’altra maniera. E vorremmo che anche i committenti della Texprinti si prendessero le loro responsabilità. Dixie, per esempio, che dà un sacco di lavoro a quest’azienda, ma anche altri".

Caudiero e Toscano sono due “sindacalisti di strada” che i sindacati tradizionali e una parte della politica guardano con diffidenza perché sentono puzza di centri sociali e movimenti antagonisti. E però da quasi un mese sul marciapiede a difendere chi fatica a trovare rappresentanza ci sono loro. All’inizio non è stato uno scherzo, alla metà di febbraio, quando le minime sono arrivate anche a –4. Ora va meglio.

Giorni fa c’è stato un tentativo di mediazione in Prefettura, ma la proprietà ha fatto sapere che fino a quando non sarà tolto il presidio davanti all’azienda non ci sarà nessuna trattativa. La stessa proprietà fa sapere che la decisione di mandare a casa i dipendenti è dovuta all’impossibilità di far entrare e far uscire la merce. La questione finirà certamente in Tribunale, sotto due profili: le denunce di sfruttamento presentate dal Si Cobas e i blocchi stradali organizzati dallo stesso Si Cobas e ripresi dalla Digos.

Intanto qualche riflettore si è acceso sulla vertenza, con l’interessamento del M5S e di Toscana a Sinistra, l’appoggio agli operai in sciopero del fumettista Zerocalcare, dell’attore Moni Ovadia, dello storico Alessandro Barbero. Mercoledì 10 marzo i lavoratori sono stati convocati dalla Regione per mettere in piedi un tavolo di mediazione. E oggi alle 16 gli operai in sciopero manifesteranno in piazza del Comune.

Il Pd e la giunta al momento sono cauti. "Andremo al tavolo convocato dalla Regione e coglieremo l’occasione per ribadire a tutte le parti presenti l’impegno incessante del Comune su questo versante – ha detto ieri l’assessore Simone Mangani – Andremo nonostante sia evidente la strumentalità del luogo – piazza del Comune – scelto per la manifestazione di sabato. Sono sicuro che il Centro Pecci potrebbe tranquillamente ospitare un incontro pubblico sul tema dello sfruttamento, invitando anche Barbero o Zerocalcare ed ovviamente alla presenza del Comune".

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La posizione dell'azienda.

Dopo settimane di silenzio, nel tardo pomeriggio di ieri la proprietà cinese della stamperia Texprint ha diffuso una nota in cui espone le ragioni della società nella vertenza sindacale in corso. "Texprint, al solo fine di non rendere ancor più tesa la situazione – si legge nella nota – fino ad oggi ha ritenuto di non prendere posizione pubblicamente con comunicazioni e proclami. La situazione però è giunta ad un epilogo per cui questo non solo non è più possibile ma non ha più senso. I fatti: nessuna controversia giudiziale è stata promossa da singoli lavoratori o dal sindacato Si Cobas e nessun provvedimento da parte di qualsiasi autorità è stato emesso contro Texprint; 65 lavoratori non solo non hanno mai formulato alcuna rivendicazione o aderito ad alcun sciopero, ma hanno invece pubblicamente difeso l’azienda invocandone l’assoluta correttezza e chiedendo di poter lavorare; uno sparuto gruppo di lavoratori, ex lavoratori e soggetti sconosciuti, capitanati da Luca Toscano e Sarah Caudiero, stanziandosi di fronte all’azienda ormai due mesi or sono, hanno offeso e minacciato impedendo di entrare liberamente a colleghi, fornitori, clienti, impedendo altresì l’uscita dei prodotti mediante una barriera umana che è arrivata a stendersi davanti i camion".

"L’azienda – prosegue la nota – ha chiesto ripetutamente l’intervento delle autorità competenti, i cui interventi non hanno ottenuto la cessazione di questo comportamento criminale che ha portato a realizzare l’obiettivo iniziale dei Si Cobas e, cioè, quello della perdita di ordini, stante l’impossibilità di approvvigionamento delle materie prive e di spedizione del prodotto finito, e quindi la cessazione dell’attività. L’azienda è stata costretta a partire da oggi (ieri per chi legge, ndr) a cessare la linea produttiva e a tenere a casa i dipendenti, accollandosi tutte le spese senza ricorrere agli ammortizzatori sociali finché potrà. L’azienda si riserva di procedere in tutte le sedi, per ottenere il ristoro del gravissimo (oltre che ancor prima inaccettabile) danno subito e subendo. Si conclude rilevando che il sacrosanto diritto di sciopero, di cui è titolare ogni singolo lavoratore, nulla ha a che vedere con comportamenti improntati alla sopraffazione, alla limitazione, se non addirittura all’eliminazione delle libertà costituzionali altrui, al danneggiamento e al rovesciamento dello stato di diritto".

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