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Serrata alla Texprint, gli operai mandati a casa danno la colpa al sindacato
L'azienda ha deciso di cessare temporaneamente la produzione. Da gennaio una quindicina di dipendenti in sciopero chiedono migliori condizioni di lavoro
PRATO. La stamperia Texprint di via Sabadell manda a casa 65 operai. Lo annunciano gli stessi dipendenti in una lettera alla stampa in cui danno la colpa al sindacato Si Cobas e ai loro compagni di lavoro, in maggioranza pachistani, che dal 18 gennaio scioperano e dall’11 febbraio hanno messo in piedi un presidio permanente davanti all’azienda nel corso del quale più volte ci sono state frizioni quando i furgoni della Texprint sono stati bloccati o rallentati in uscita dal capannone (in un caso c’è stato anche lo sgombero da parte delle forze dell’ordine).
Nella lettera, firmata da “I dipendenti che vogliono lavorare”, che dicono di parlare a nome di 65 degli 80 operai, si punta il dito contro il Si Cobas: «Riconosciamo il diritto allo sciopero, ma quello che avviene davanti alla Texprint non è uno sciopero, è solo violenza e degrado».
«Texprint oggi pomeriggio (ieri per chi legge, ndr) chiuderà la produzione – scrivono gli operai – 65 dipendenti da domani non saranno più al lavoro ma a casa, senza sapere quando e se potranno tornare a lavoro, senza sapere per quanto potranno mantenere le loro famiglie ma soprattutto senza aver capito perché 15 persone, invece di rivolgersi alla legge hanno preferito danneggiare la ditta nella quale i Si Cobas sostengono vogliano lavorare». Il sindacato Si Cobas, nel commentare l’iniziativa dell’azienda, parla di «ricatto occupazionale». I dipendenti “che vogliono lavorare” si chiedono perché nessuno abbia voluto sentire la loro campana o quella della proprietà. Per quanto riguarda il Tirreno, possiamo dire che più volte questo giornale ha tentato di parlare con la proprietà cinese della stamperia di via Sabadell e questo non è mai stato possibile. Intanto per domani pomeriggio, 6 marzo, è convocata una manifestazione sindacale in piazza del Comune e la tensione non sembra destinata a calare.
Prima che si diffondesse la notizia della serrata, gli operai in sciopero avevano piazzato una grande bandiera con scritto "8X5", a significare otto ore per cinque giorni, davanti al Museo Pecci, dove è presente la mostra "Protext", che esplora il rapporto tra tessuto e protesta. L'iniziativa, spiega il Si Cobas in una nota, vuol "porre sotto gli occhi di tutti la realtà che si vive nelle fabbriche del Macrolotto, tre parole semplici per dire basta allo sfruttamento e all'illegalità sistematica nel distretto tessile".
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"La mostra esplora il rapporto tra tessuto e protesta - osserva Si Cobas - Per noi questo rapporto vive davanti ai cancelli della Texprint, dove si sta lottando per smettere di lavorare 12 ore per 7 giorni alla settimana, per un contratto regolare, ferie, malattia; vive quotidianamente in tutte le battaglie per l'8x5 nel Macrolotto pratese, contro il sistematico sfruttamento del distretto tessile. Crediamo che l'arte possa dare un grande contributo in questo senso: l'arte è bellezza, è vita, e davanti ai cancelli di Texprint, come testimonia uno degli striscioni esposti, si sta lottando per una vita più bella di quella che migliaia di lavoratori, soprattutto migranti, sono costretti a fare in questa città. Dal mondo della cultura e dell'arte in molti si stanno gi esprimendo: è di oggi la sottoscrizione dell'appello in solidarietà ai lavoratori Texprint da parte dello storico Alessandro Barbero, che va ad aggiungersi ai fumettisti Zerocalcare e Sted, al drammaturgo Moni Ovadia e ai musicisti Modena City Ramblers".
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