Il Tirreno

Prato

Scampato all’agguato in Congo: "Un’esperienza traumatica"

Rocco Leone, il secondo da sinistra, insieme all'ambasciatore e al carabiniere prima della partenza
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Rocco Leone, il secondo da sinistra, insieme all'ambasciatore e al carabiniere prima della partenza

Il pratese Rocco Leone sta bene e ha parlato per la prima volta della tragedia. "Non posso entrare nei dettagli, ma sono pronto a collaborare con gli inquirenti"

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PRATO. «Non posso entrare nei dettagli dell'attacco» ma siamo «pronti a dare tutte le informazioni» e «stiamo lavorando con tutti gli inquirenti» in modo che «chi ha perpetrato questo crimine sia assicurato alla giustizia». Lo ha detto il vicedirettore del Programma alimentare mondiale (Pam) in Congo, il pratese Rocco Leone, rimasto illeso nell'attacco in cui sono stati uccisi l'ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e il loro autista. Leone ha rilasciato una dichiarazione letta dal vicedirettore della comunicazione del Pam, Greg Barrow, in un briefing alla stampa.

Rocco Leone «non è in ospedale e sta bene». ha riferito durante il briefing Greg Barrow. Che poi ha letto altri particolari contenuti nella dichiarazione di Leone, dove entra nel vivo della tragica sparatoria in cui hanno perso la vita l’ambasciatore Attanasio, il carabiniere Iacovacci e l’autista Milambo: «L'esperienza di quello che è successo lunedì è stata sia tragica che traumatica e non trovo neanche le parole per esprimere quanto sia profondo il mio dolore per le vite perse. Ci uniamo al cordoglio delle famiglie, degli amici e dei colleghi di tutti coloro che hanno tristemente perso la vita».

«Spero che vengano presto accertati i fatti che si celano dietro questo tragico incidente – prosegue la dichiarazione di Rocco Leone – e che i responsabili di questo abominevole attacco possano essere consegnati alla giustizia». «È importante che le operazioni umanitarie possano continuare senza ostacoli – ha aggiunto ancora Leone – per continuare a salvare e a cambiare le vite delle molte persone bisognose di aiuto che noi siamo qui per servire».

Il superstite italiano Rocco Leone è ancora a Goma, nella Repubblica democratica del Congo, per collaborare con le tre inchieste portate avanti dalle autorità italiane, dall'Onu e dalle autorità congolesi. «Non potevamo spostare Leone dalla scena finché queste organizzazioni non avessero avuto l'opportunità di fargli le loro domande» ha detto il vicedirettore della comunicazione del Programma alimentare mondiale Barrow. Lo stesso Barrow ha ribadito che «il Pam sta comunicando a tutti che siamo pronti a fare tutto il necessario per cooperare con queste inchieste. La cooperazione finora è stata molto collaborativa da parte di tutti e vogliamo tutti arrivare a una risposta».

Da una testimonianza riportata a Agi/InfoAfrica dal missionario padre Sebastiano Amato e pubblicata nei giorni scorsi dal Tirreno, il pratese Rocco Leone si sarebbe salvato dall’agguato grazie al fatto che zopoicava leggermente. «La camminata – ha spiegato Amato – è durata una quindicina di minuti. Leone era più lento degli altri, aveva un passo zoppicante, ed è rimasto indietro rispetto al resto del gruppo. Così, a un certo punto, si è ritrovato isolato ed è potuto scappare. È tornato indietro, riuscendo a chiamare i soccorsi». —

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