Il dolore
Vaccini, anziani costretti a spostarsi
Pochi medici somministrano in ambulatorio le dosi agli ultraottantenni. Oggi la campagna va a regime al Centro Pegaso
Va a regime da oggi la campagna di vaccinazione delle persone con più di 80 anni, come annunciato nei giorni scorsi dalla Regione, ma si registra anche qualche malumore tra gli anziani. È il caso di Francesco Rossano, che fa l’esempio della propria madre di 94 anni. «Leggendo i quotidiani negli ultimi giorni – racconta – ho appreso che, in base all’accordo tra Regione e medici di famiglia, il medico potrà fare la vaccinazione sia nel proprio ambulatorio sia a casa del paziente quando le sue condizioni di salute siano precarie. Mia madre ha 94 anni ed è stata effettivamente contattata dal medico per la vaccinazione, però per la somministrazione dovrà recarsi all’ex Creaf, distante da casa sua almeno 4 chilometri, e non presso l’ambulatorio che dista cento metri. Ho contattato il numero regionale InfoCovid 0559077777 mi è stato detto che effettivamente a loro risulterebbe che il medico dovrebbe somministrare il vaccino presso il proprio ambulatorio e quindi avrei dovuto contattare il medico. Così ho fatto e il medico mi ha cortesemente risposto che lui, come tutti i suoi colleghi di Prato, somministra sì personalmente le vaccinazioni ai propri assistiti ma non nel proprio ambulatorio ma presso l’ex Creaf, e ciò accade perché nel proprio studio non ci sono le condizioni per svolgere questa attività».
Per chi ha difficoltà a spostarsi, come molti novantenni, si tratta di un bel problema, a cui non è stata finora trovata una soluzione. La vaccinazione degli ultraottantenni va a rilento e sono pochi (non si sa esattamente quanti) i medici di famiglia che accettano di fare le vaccinazioni negli ambulatori.
Ma non sta decollando nemmeno la vaccinazione di chi ha tra i 18 e i 55 anni e appartiene alle categorie prioritarie (personale sanitario, insegnanti, forze dell’ordine, da oggi anche il personale degli uffici giudiziari). In 52 giorni di campagna vaccinale a Prato hanno ricevuto la prima dose 8.855 persone, vale a dire una media di 170 al giorno. Una media che si abbassa a 110 persone al giorno per la somministrazione della seconda dose: in un mese l’hanno ricevuta 3.308 persone. Di questo passo, in una provincia di 258.000 abitanti, anche togliendo i minori servirebbero anni per ottenere la cosiddetta “immunità di gregge”.
Intanto ieri il bollettino della Regione sull’epidemia ha segnalato 71 nuovi positivi in provincia di Prato (62 a Prato, uno a Carmignano, 6 a Poggio a Caiano e tre a Vaiano) e una vittima del Covid, Filomena Tancredi, una donna di 76 anni deceduta all’ospedale Santo Stefano. Il totale dei contagiati in provincia sale dunque a 12.479, mentre quello delle vittime è arrivato a 307.
Stazionaria la situazione dei ricoveri: 44 posti letto occupati su 56 nel reparto Covid, 19 su 20 in Terapia intensiva Covid; 42 su 42 alla Melagrana di Narnali, 13 su 21 all’ex Creaf. —
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