Sicurezza
Arrestata, continua a dirigere gli affari e finisce in carcere
Aggravata la misura di custodia nei confronti della confezionista cinese accusata di sfruttare operai pachistani e bengalesi
prato. Arrestata con l’accusa di sfruttare il lavoro di operai in stato di bisogno e messa ai domiciliari, una confezionista cinese di 52 anni, Li Xiumei, ha continuato a dare disposizioni lavorative dalla propria abitazione e per questo mercoledì è stata nuovamente arrestata e portata in carcere su disposizione del giudice per le indagini preliminari, che ha recepito la richiesta del sostituto procuratore Lorenzo Gestri. Si tratta della donna che lo scorso 9 febbraio è stata fermata insieme al marito Hu Dingtu al termine di un’indagine della squadra mobile di polizia sulla confezione Giulio di via Pieraccioli a Galciana.
L’inchiesta coordinata dal procuratore Giuseppe Nicolosi ha accertato che una trentina di lavoratori, soprattutto pachistani e bengalesi, sono stati sfruttati con paghe misere in cambio di turni di 12-13 ore al giorno, sette giorni su sette. Oltre ai due confezionisti arrestati, c’è un terzo indagato, un prestanome, a cui è stato imposto il divieto di dimora a Prato.
La confezionista era stata messa agli arresti domiciliari col divieto di comunicare con l’esterno, ma si è accertato che in realtà ha continuato a dare disposizioni operative. Se ne sono accorti gli ispettori dell’Asl mentre proseguivano i controlli dentro la confezione di Galciana. Nell’azienda sono arrivati alcuni clienti che aspettavano la consegna dei capi d’abbigliamento finiti. Interrogati sul perché fossero venuti a ritirarli, hanno confessato candidamente che era stata la titolare dell’azienda a chiamarli per dire che potevano passare. Ecco perché la donna ora è finita nel carcere di Sollicciano, da dove si spera che non possa continuare a dirigere i suoi affari. —
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