Il Tirreno

Prato

Il tonfo del tessile nel quarto trimestre. "Un altro lockdown è insostenibile"

di Maria Lardara
Il tonfo del tessile nel quarto trimestre. "Un altro lockdown è insostenibile"

Il manifatturiero a Prato ha chiuso il 2020 con un meno 19,8%. Gli industriali: "Chi compra se non si può uscire di casa?"

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Il lavoro che avevano a gennaio e febbraio dell’anno scorso se lo sognano. Se il buongiorno si vede dal mattino, allora questo 2021 è partito con il piede sbagliato per gli imprenditori tessili. Ordini per i lanifici al palo, quasi dimezzati rispetto al primissimo scorcio del 2020. In compenso, abbondano le ore di cassa integrazione per le rifinizioni: alcune lavorano tre giorni alla settimana. E dire che questa dovrebbe essere la stagione migliore per il tessile pratese, alle prese con le collezioni invernali.

Che la pandemia abbia trasformato il 2020 nell’annus horribilis per il tessile-abbigliamento è confermato anche dall’ultima rilevazione di Confindustria Toscana Nord. Con una produzione industriale andata giù nel 2020 (-19,8 per cento) il distretto pratese è quello che ha sofferto di più rispetto ai territori vicini di Pistoia (-11,4 per cento) e Lucca (-5,4 per cento) finiti nella lente d’ingrandimento dell’associazione datoriale.

Il caso moda. Se tutto il settore manifatturiero piange, la moda se la passa ancora peggio. «Con questo –19,8 per cento la contrazione sfiora un quinto del totale – sottolinea il vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Francesco Marini – Fin dall’inizio della pandemia la moda è il settore manifatturiero in maggior sofferenza. È così anche a livello nazionale, dove nella media dei quattro trimestri 2020 la moda segna –27,7 per cento rispetto al 2019, mentre quasi tutto il restante manifatturiero italiano perde in misura inferiore al 12-15 per cento. Esiste quindi nella pandemia un caso-moda, che la distingue dagli altri settori manifatturieri». Dentro questo segno meno drammatico per il distretto, c’è chi sta peggio di tutti. Come il tessile, che ha perso il 21,3 per cento di produzione industriale, oppure l’abbigliamento (soprattutto il pronto moda cinese) che ha è andato giù di quasi il 23 per cento. «Per il nostro settore – osserva Marini – occorre un piano di sostegno ad hoc, con misure eccezionali come eccezionale è la crisi che stiamo vivendo».

Lockdown insostenibile. La filiera è in ginocchio perché il mercato è fermo, ben sapendo quanto sia forte la vocazione all’export per i pratesi. Maurizio Sarti, presidente di Pratotrade e coordinatore del sistema moda di Confindustria Toscana Nord, lo spiega in parole povere. «Noi produttori vendiamo ai marchi di abbigliamento. Come fa il consumatore ad avere voglia di comprare se non ha occasione di uscire per andare a cena nei ristoranti, oppure a teatro o al cinema? Alla ridotta socialità si sommano le restrizioni imposte al commercio, che limitano le occasioni di acquisto, con la compensazione solo parziale delle vendite on line». Preoccupano le ultime sirene nazionali su possibili chiusure. «Un nuovo lockdown sarebbe insostenibile – prosegue Sarti – I ristori che finora abbiamo avuto non sono altro che finanziamenti che ci indebitano ancora». Tutto questo mentre i fatturati a fine 2020 si sono assottigliati del 30-40 per cento. L’unico mercato che mostra segni di ripresa è il gigante asiatico, non certo quello di punta per il distretto.

Boom del digitale. L’altra faccia della medaglia è la digitalizzazione di tante realtà trainata dal boom del telelavoro. Tradotto: il settore dei servizi alle imprese ha avuto un moderato beneficio dalla riorganizzazione imposta alle aziende, alle amministrazioni, alle scuole, al sistema sanitario. «Certo, i numeri negativi della produzione industriale si ripercuotono pesantemente sui servizi alle imprese – sottolinea Giulio Lombardo, coordinatore servizi e terziario – Tuttavia, si sono aperti orizzonti di lavoro per alcune aziende, nell’ottica di favorire la digitalizzazione, che nel 2020 ha avuto la definitiva consacrazione. Rimane la grave crisi del turismo».

Cercansi cantieri. Non vede la luce l’edilizia: in undici mesi (gennaio-novembre 2020) ha perso a Prato il 9,3 per cento delle ore lavorate. «Se da un lato, dopo la paralisi dei primi mesi di lockdown, non si assiste alla ripresa a ritmi serrati nell’aggiudicazione di lavori pubblici – fa notare Alessandro Cafissi, presidente di Ance Toscana Nord – non si vede ancora l’impulso che ci saremmo attesi grazie ai vari bonus edilizia».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa