Sicurezza
Palli dona 150 opere alla Diocesi e rilancia il Museo di San Domenico
Lo spazio si dividerà tra arte sacra contemporanea e antica. Presto una mostra (Covid permettendo)
È uno dei più grandi collezionisti d’arte a livello europeo, Carlo Palli, classe 1938, mercante d’arte e gallerista. Non si contano i pezzi della sua collezione che riguarda in particolare la “poesia visiva”, Fluxus e Nouveau Réalisme: tre correnti che negli anni Sessanta si sono contaminate tra loro. «Ho sempre lavorato con gli artisti – dice Palli – e ho promosso artisti durante tutto l’arco della mia carriera».
Ma Palli è anche un uomo generoso. Lo dimostra l’ultima donazione, in ordine di tempo, al Museo di arte sacra in San Domenico (e quindi alla Diocesi) di oltre 150 opere d’arte contemporanea a tema religioso. Che saranno esposte (Covid permettendo) a marzo in una mostra in via di realizzazione e questo importante nucleo composto da sculture, quadri e installazioni costituirà una delle due sezioni nelle quali sarà suddiviso il museo: una d’arte sacra contemporanea e l’altra di arte sacra antica. Non solo, Carlo Palli avrà anche un ruolo attivo. Infatti, il vescovo Giovanni Nerbini lo ha nominato curatore della sezione contemporanea, mentre Claudio Cerretelli, direttore dei Musei diocesani, sarà il curatore della sezione antica. Inoltre, è allo studio una sezione archeologica, dato che durante i restauri sono stati ritrovati dei rari vasi intatti di epoca medievale all’interno delle volte del coro della chiesa. «La cosa che va subito sottolineata – spiega Cerretelli – è la generosità di Carlo Palli che ha voluto donare alla diocesi le 150 opere. Di lui si ricordano tanti gesti simili, ultimo al Pretorio al quale ha donato due pezzi molto importanti. Adesso c’è da capire l’incognita Covid se ci permetterà di inaugurare la mostra nel mese di marzo».
Carlo Palli Inizia facendo aste d’arte nel periodo estivo al Lido degli Estensi nel Ferrarese e d’inverno a Roccaraso, la “Cortina del sud”. A Prato ha rilevato la galleria d’arte Metastasio, che si trovava di fianco alla basilica delle Carceri. Come gallerista ha fatto tutte le più importanti fiere d’arte del mondo: Parigi, Los Angeles, Miami. Poi ha diretto due case d’aste molto importanti: la pratese Farsetti e la Finarte di Venezia. Negli ultimi dodici anni si è dedicato esclusivamente alle sua collezione e a organizzare eventi.
La mostra. Gli spazi di questa mostra e quelli del futuro museo sono quelli che dal 1974 al 2012 hanno ospitato il Museo di pittura murale per la conservazione di affreschi staccati, graffiti antichi e sinopie. Un caso unico nel genere in Italia che adesso mostrerà nuovamente i suoi tesori, come le sinopie di Paolo Uccello e quelle del Tabernacolo di Sant’Anna a Figline. Poi ci sarà la sezione contemporanea composta dalla donazione proveniente dall’archivio Carlo Palli che spiega: «Molte di queste opere sono inedite, mentre altre sono realizzate appositamente per questa mostra». Tra i tanti artisti si possono citare Emilio Isgrò (presente con una imponente e suggestiva opera composta da 12 grandi quadri), Hermann Nitsch, l’architetto radicale Alessandro Poli, Gabriella Furlani (presente con dieci bassorilievi), Elio De Luca con il suo «Cantico dei cantici», Ignazio Fresu (con un’installazione dedicata all’”Ultima cena”) e Marcello Aitiani.
Gli spazi. «La mostra delle opere donate da Palli – spiega il direttore dei musei diocesani – in questa prima fase dovrebbe essere allestita negli spazi al primo piano del museo di San Domenico, laddove era stata allestita la mostra con opere sacre antiche, esposizione che sarà quindi tolta per fare spazio alle opere di Palli. Poi questa parte antica tornerà al suo posto e la sezione contemporanea in altri ambienti del complesso museale. Ovviamente – aggiunge Cerrettelli – adesso il nodo da sciogliere è quello legato al Covid e alle sue restrizioni. La Toscana ora è zona arancione e questo ci spinge a capire diverse cose. Diciamo che c’è bisogno di un po’ di tranquillità perché la mostra sia inaugurata bene e farla poi funzionare altrettanto bene nei mesi che resterà aperta».
Antico e contemporaneo. «Stanno bene insieme – dice Cerettelli – Elementi diversi ma che solitamente coesistono. Lo abbiamo visti in diversi musei che espongono contenuti diversi fra di loro». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
