Il Tirreno

Prato

la vertenza

Tensione fra polizia e manifestanti al presidio organizzato dal Si Cobas alla Texprint

Un presidio dei Si Cobas in questi giorni al Macrolotto
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Un presidio dei Si Cobas in questi giorni al Macrolotto

Gli agenti sono intervenuti quando una decina di lavoratori si sono sdraiati per terra in via Aldo Moro per impedire a un camion di passare in via Aldo Moro

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PRATO. Momenti di tensione nel tardo pomeriggio di sabato 13 al Macrolotto, dove è in corso da qualche giorno un presidio di operai dell’azienda cinese Texprint organizzato dal sindacato Si Cobas. Secondo quanto riferisce lo stesso sindacato, poco dopo le 19 dal un’uscita laterale della fabbrica che apre su una piazzola in via Aldo Moro è uscito un camion per caricare della merce. Una decina di lavoratori, tutti di origine pakistana, si sono spostati su questo lato e alcuni si sono sdraiati a terra per impedire al camion di ripartire perché, a loro giudizio, si trattava di un carico illegale.

E’ intervenuta la polizia in forze per riportare la calma ed evitare che qualcuno si facesse male, visto anche che via Aldo Moro è una strada abbastanza trafficata. Secondo il sindacato Si Cobas, l’intervento è stato spropositato, gli operai sarebbero stati strattonati e “immobilizzati faccia a terra” ed uno di loro pure ammanettato per qualche minuto. A tal riguardo i Si Cobas hanno inviato un video dove si vede l’operaio che discute coi poliziotti mentre gli tolgono le manette. Un intervento durato pochi minuti, secondo la polizia, solo a tutela dell’incolumità dei manifestati. Nel video in questione si odono anche insulti rivolti alle forze dell’ordine. Per il momento non ci sono denunce, ma l’episodio, durato di per sé pochi minuti, è al vaglio della Digos.

Il Sì Cobas parla di “grave abuso operato dalla polizia contro operai in sciopero”. “Da venerdì – si legge in una nota del sindacato - i lavoratori sono in presidio permanente davanti alla fabbrica. La vertenza e le agitazioni vanno avanti ormai da un mese. Chi sciopera non sta chiedendo la luna: si rivendica il diritto ad un contratto regolare, a non lavorare come schiavi 12 ore al giorno per sette giorni la settimana. A poter usufruire di malattie, ferie, permessi. Si lotta per la vita, in una fabbrica dove le condizioni di sfruttamento hanno prodotto anche gravissimi infortuni, l’ultimo dei quali ha portato alla perdita di una falange delle dita ad un operaio. Anche in questo caso siamo di fronte al solito grande paradosso: lavoratori che con coraggio decidono di denunciare illegalità imprenditoriale, mafia e caporalato chiedendo che vengano rispettati diritti e legalità, vengono trattati come criminali".


 

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