Sicurezza
"Non prendete il caffè nel bar dello stupratore", ma Camuffo tiene giù la serranda
Manifestazione di una quarantina di attiviste davanti al locale di via del Seminario aperto dall'ex carabiniere condannato per violenza su una studentessa americana
PRATO. "Siamo stanche di essere o vittime o puttane. E Camuffo non doveva permettersi di dire che è un paladino della lotta alla violenza sulle donne, che non ha niente di cui vergognarsi". Le attiviste dell'associazione fiorentina "Non una di meno" lo hanno gridato stamattina, 13 febbraio, davanti al Bar Pancaffè di via del Seminario, aperto di recente da Marco Camuffo, l'ex carabiniere condannato per violenza sessuale su una studentessa americana. In realtà lo hanno gridato al vento, perché Camuffo ha deciso di tenere chiuso il bar e via del Seminario è stata chiusa al traffico e alla sosta.
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E così la manifestazione organizzata per boicottare il "Pancaffè" ("Prendere il caffè in quel bar significa legittimare lo stupro" avevano detto le attiviste) ha avuto per testimoni solo alcune decine tra poliziotti, finanzieri, vigili urbani, in una di quelle occasioni in cui si può dire senza esagerare che le forze dell'ordine erano in numero superiore ai manifestanti, circa una quarantina. E qualche raro passante, tra cui un uomo che a un certo punto si è piazzato davanti allo striscione di protesta e ha apostrofato le ragazze di "Non una di meno" chiedendo provocatoriamente: "Ma voi la sapete la storia? Camuffo è stato incastrato". Un confronto-scontro che non è nemmeno iniziato perché nel giro di pochi secondi il contestatore è stato allontanato dagli uomini della Digos.
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La manifestazione nei giorni scorsi aveva raccolto l'adesione di ben quattro consigliere comunali (Martina Guerrini, Patrizia Ovattoni, Eva Betti e Marilena Garnier), ma subito dopo Guerrini e Ovattoni avevano fatto un passo indietro e nemmeno Betti e Garnier si sono fatte vedere in via del Seminario. "A chi ci accusa di essere forcaiole - ha spiegato Giada, una delle organizzatrici - rispondiamo che chiunque ha diritto di rifarsi una vita, ma dopo aver pagato il debito con la giustizia, aver ammesso l'errore e aver chiesto di farsi aiutare. Tutte cose che Camuffo ancora non ha fatto". Nei giorni scorsi gli avvocati della Camera penale avevano criticato la manifestazione parlando di "giustizia dei forconi".
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