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Il patrimonio artistico europeo in una banca dati realizzata a Prato

Fabrizia Prota
Daniela Toccafondi e Franco Nicolucci al Pin di Prato
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Daniela Toccafondi e Franco Nicolucci al Pin di Prato

Un piano realizzato con i fondi comunicati che vede in primo piano il Pin e coinvolge 13 Paesi dell’Unione. Protagonisti gli studenti del laboratorio del polo universitario Vast-Lab

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PRATO. Parlerà anche un po’ pratese il “Google del patrimonio culturale” che sarà realizzato a livello europeo. Il Pin di Prato, insieme all’Istituto nazionale di fisica nucleare e alla società Inception dell’Università di Ferrara , è infatti tra i tre coordinatori del progetto “4CH”, che ha come obiettivo dare vita a un centro europeo all’avanguardia nell’applicazione delle nuove tecnologie e della digitalizzazione alla conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale.

Il progetto è stato finanziato con quasi tre milioni di euro dalla Commissione europea, che lo ha scelto tra diverse proposte avanzate nell'ambito del programma Horizon 2020, e coinvolge 19 partner di 13 Paesi europei. A giocare un ruolo da protagonista è il Vast-Lab del Pin, il laboratorio del polo universitario pratese che ormai da 20 anni si occupa di nuove tecnologie applicate ai beni culturali e da sette guida un progetto analogo in campo archeologico che lo ha portato in tutto il mondo.

Saranno i suoi dieci ricercatori, guidati dal responsabile Franco Niccolucci, a portare avanti il progetto, occupandosi in particolare dell’organizzazione dei dati, campo in cui il laboratorio è leader in Europa. «Realizzeremo un sistema che permetterà di trovare in un unico posto tutte le informazioni possibili su un determinato bene culturale, sia esso un museo, un monumento o un sito archeologico, e sulla sua conservazione» spiega Niccolucci.

Un sfida non da poco, visto che si stima che solo il 20 per cento del patrimonio culturale europeo sia disponibile in formato digitale. Modellazione digitale in 3d, intelligenza artificiale, realtà virtuale e aumentata, grandi raccolte di dati (i “big data”) gestite con sistemi di calcolo ad alte prestazioni sono solo alcune delle tecnologie che verranno applicate al campo del patrimonio culturale per essere messe a disposizione degli operatori, anche attraverso la formazione per creare nuove professionalità.

Può sembrare fantascienza ma non lo è. «Si tratta di temi che sono una priorità, l’emergenza Covid ce l’ha insegnato – commenta la presidente del Pin Daniela Toccafondi – Dobbiamo approcciarci al nostro patrimonio culturale in un modo nuovo, che non può essere improvvisato». Grazie alle nuove tecnologie dunque non solo sarà sempre più facile visitare anche in maniera virtuale musei, piazze e siti archeologici, ma anche studiarli, valorizzarli e proteggerli. Dove sorgerà il centro europeo d’eccellenza non è ancora stato deciso, ma il Pin preme affinché venga realizzato a Prato. «Ci impegneremo per tenere qui il centro – dichiarano Toccafondi e Niccolucci – chiedendo aiuto anche alle istituzioni».

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