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Ex carabiniere condannato, presidio davanti al suo bar: "Chi prende il caffè lì legittima lo stupro"

Prato, un’associazione lancia il boicottaggio. Il militare era stato espulso dall’Arma per la violenza su una studentessa: "Non sono quel tipo di persona. Sono un paladino della lotta alla violenza sulle donne"


07 febbraio 2021 Paolo Nencioni


PRATO. «Non ho niente di cui vergognarmi, sono innocente, ma forse quel giorno mi toccherà chiudere il bar». Quel giorno è il prossimo sabato, il bar è il Pancaffè di via del Seminario e chi parla è il gestore del bar, Marco Camuffo, l’ex carabiniere condannato in primo grado e in appello per violenza sessuale nei confronti di una studentessa americana, nel settembre 2017.

Ieri l’associazione fiorentina “Non una di meno” ha annunciato che il 13 febbraio ci sarà un presidio davanti al bar. L’evento su Facebook si chiama “A me ci pensano le mie amiche” e ha già raccolto decine di adesioni. Si tratta di un’iniziativa di boicottaggio che le attiviste spiegano in termini molto forti: «Prendere un caffè in quel bar equivale a legittimare lo stupro».

«Sabato alle 12 – annunciano le organizzatrici – saremo davanti al bar Pancaffè per gridare a gran voce che Marco Camuffo non passerà di nuovo sui nostri corpi. Che non ci sia pace per gente come questa».

L’iniziativa ha raccolto per ora un consenso bipartisan tra le consigliere comunali di Prato. «Lo stupro non è uno scivolone nel contesto di una vita, è un reato – scrivono Martina Guerrini (Pd), Eva Betti (centrodestra), Rosanna Sciumbata (Lista Biffoni) e Patrizia Ovattoni (Lega) – e se hai un ruolo di pubblico ufficiale le persone si fidano di te e godi di una posizione privilegiata della quale non devi abusare. Altrimenti è ancora più grave. È un reato abominevole. Il nostro compito non è né punitivo, cioè sottoporre alla gogna mediatica, né assolutorio, in virtù del diritto alla seconda chance. Chi fa politica affronta la realtà e prova a migliorarla. Questa manifestazione ha lo scopo di smuovere le coscienze e provare ad incidere culturalmente non sul singolo caso, ma su una tendenza della società a minimizzare i reati di violenza contro le donne, per questo ci sentiamo di partecipare e invitare a partecipare. Il messaggio è che bisogna cambiare le teste prima ancora delle leggi. E farlo significa prendere posizioni chiare».

Ieri mattina Marco Camuffo era regolarmente dietro al bancone del bar, aperto da poco, e non sapeva ancora del boicottaggio annunciato per la prossima settimana. Da quando si è sparsa la voce che ha aperto la nuova attività insieme alla nuova compagna non si trova in una situazione facile. «Non so come faccio a sorridere ogni mattina alla gente che entra» dice l’ex carabiniere, che in questi giorni si è visto sostanzialmente confermare dalla Corte d’appello di Firenze la condanna per il reato di violenza sessuale (quattro anni e otto mesi in primo grado, quattro anni e sei mesi in appello).

Durante le indagini e i due gradi di giudizio, difeso dall’avvocato Cristina Menichetti, si è sempre proclamato innocente e anche ora preferisce non entrare nei particolari della vicenda, se non per protestare la sua innocenza, in attesa della Cassazione. «Non sono quel tipo di persona – dice – Sono un paladino della lotta alla violenza sulle donne». Quelle di “Non una di meno” le pensano diversamente e sabato prossimo andranno a dirglielo di persona.

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