La nascita e il declino del distretto raccontati da Marco Romagnoli
PRATO. «Il 28 febbraio 2009, ottomila persone sfilarono per gridare “Prato non deve chiudere”. La manifestazione per il rilancio del distretto fu, in realtà, la rappresentazione più vivida del suo definitivo declino». Inizia dalla fine Marco Romagnoli, sindaco di Prato dal 2004 al 2009, dallo spartiacque di quell’anno, il 2009, che segnò anche politicamente la fine del governo della sinistra con l’amministrazione conquistata dal centrodestra, per raccontare nel pomeriggio di giovedì al Pin le ragioni che lo hanno spinto a scrivere “Sviluppo economico e governo locale. Il distretto industriale di Prato 1944-2009” (edizioni Pentalinea): «Tanti sono gli studi sul distretto, che hanno anche indicato la funzione del Comune, senza approfondirla».
Romagnoli, con «il punto di vista di un ricercatore anche militante politico ed amministratore» nelle parole del professor Marco Bellandi dell’Università di Firenze, che ha realizzato la prefazione del volume, ha scandagliato in 558 pagine non sono le dinamiche della formazione e dell’evoluzione del distretto pratese, fino al suo tramonto, ma l’interazione con le politiche pubbliche, il ruolo attivo del Comune in tutte le sue fasi, perché per dirla con Roberto Giovannini, suo illustre predecessore, sindaco dal 1948 al 1965, “questo è il nostro distretto”.
Tabelle, grafici, dati sepolti negli archivi per dimostrare, come nei diversi momenti della storia del distretto, dalla sua nascita - che Romagnoli fa risalire agli anni 1948-1952, quando si insediò una nuova organizzazione produttiva fatta di imprese disseminate e medio-piccole, fino al suo esaurimento - il Comune «sia stato parte attiva, sia voluto intervenire nella vita economica, non limitandosi a svolgere una funzione solo di sostegno e distributiva». Una circostanza dimostrata dalla grafica che rappresenta l’imposta di famiglia, nell’anno 1951, pagata in gran parte dagli industriali. —
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