Attenzione
Case sottratte ai creditori, in 14 ora rischiano il processo
La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio di un ex avvocato già radiato, due colleghe e un paio di professionisti per i lodi arbitrali: «Erano truccati»
Lodi arbitrali truccati per sottrarre alcuni immobili ai creditori e farli tornare nelle mani dei debitori. È una delle ipotesi alla base di un procedimento penale nel corso del quale il sostituto procuratore Laura Canovai ha chiesto in questi giorni il rinvio a giudizio di 14 persone, tra cui due avvocate, un ex avvocato e alcuni professionisti. I reati contestati, a vario titolo, sono la turbata libertà degli incanti, l’esercizio abusivo della professione e il falso ideologico in atti pubblici.
Personaggio di spicco dell’inchiesta, iniziata nel 2017 in seguito alla denuncia di un avvocato pratese, è Andrea Mucci, ex avvocato di 66 anni residente a Montecatini e con una sfilza di procedimenti penali e disciplinari a suo carico. Nel maggio 2019, in seguito alle indagini delle sezioni di pg di carabinieri e guardia di finanza, fu messo agli arresti domiciliari su richiesta del sostituto Canovai. Insieme a lui sono indagate due avvocatesse ancora in attività, Maria Di Rocco, 51 anni, di Prato, e Cristina Montorzi, 62 anni, di Pontedera. Ci sono poi due consulenti, chiamati a decidere lodi arbitrali in procedure di esecuzione immobiliare, Massimo Guelfi, 65 anni, di Montecatini, e Giampaolo Del Vita, 64 anni, di Ponsacco. E una serie di persone che in quelle procedure di esecuzione avevano un interesse: Rosanna Buono, 61 anni, di Prato; Ornella Gabbini, 61 anni, di Milano; Pietro Toccafondi, 82 anni, di Prato; Andrea Toccafondi, 51 anni, di Calenzano; Rebecca Ghiandai, 39 anni, di Calenzano; Francesco Guarducci, 51 anni, di Prato; Francesca Toccafondi, 48 anni, di Prato; Roberto Aldovrandi, 55 anni, di Prato; Elena Toccafondi, 54 anni, di Prato.
Alla base dell’inchiesta c’è l’utilizzo dell’usucapione, la norma in base al quale si può chiedere al giudice di essere dichiarati proprietari di un bene immobile altrui di cui si abbia avuto il possesso per almeno 20 anni. Nei casi finiti nell’inchiesta, però, secondo la Procura la norma è stata piegata agli interessi personali degli indagati, a discapito dei creditori, per mezzo di “arbitri”, Guelfi e Del Vita, che in base alle accuse sarebbero stati «totalmente sforniti di ogni preparazione giuridica e in assenza di contraddittorio», così da assegnare gli immobili a «persone vicine al debitore esecutato».
In particolare l’attenzione degli inquirenti si è concentrata sulla procedura di esecuzione immobiliare della “Castellana Immobiliare”, proprietaria della casa di via Fantaccini a Prato dove viveva ed esercitava l’avvocato Mucci, sottratta al compratore che se l’era aggiudicata e assegnata alla moglie dell’avvocato. In un’altra procedura l’arbitro Del Vita ha assegnato un immobile alla madre di Rosanna Buono, che a sua volta l’ha ceduto alla nipote. Nel terzo caso si parla di un paio di immobili di Milano assegnati dall’arbitro Guelfi alla sorella e alla madre della donna “esecutata”, cioè già proprietaria dell’immobile che viene messo all’asta. Tre procedure andate avanti dal 2015 al 2018.
Gli altri indagati pratesi vengono tirati in ballo perché parti interessate a tre compromessi «diretti a scoraggiare i potenziali interessati all’acquisto dei beni intestati» a una società fallita, la “Fratelli Toccafondi di Toccafondi Pietro snc”. In questo caso i fatti risalgono al periodo compreso tra la fine del 2016 e il luglio 2019.
L’ex avvocato Mucci (già radiato dall’Ordine) e la collega Di Rocco, oltre a essere indagati per i fatti appena raccontati, sono accusati di esercizio abusivo della professione in concorso per avere Maria Di Rocco concesso a Mucci i locali del suo studio, dove l’ex legale avrebbe continuato a gestire le sue pratiche. Stesso discorso per l’avvocata Cristina Montorzi di Pontedera, che secondo le accuse avrebbe fornito aiuto morale, materiale e logistico all’ex collega Mucci. Infine Maria Di Rocco è indagata anche per aver dichiarato alla Motorizzazione civile di essere proprietaria di un’auto che invece apparteneva a un’altra persona. —
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