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Prato

il caso 

Morta prima di essere dimessa È stata un’embolia polmonare

Paolo Nencioni PRATO.
Morta prima di essere dimessa È stata un’embolia polmonare

Il risultato dell’autopsia sulla donna di 48 anni deceduta al Santo Stefano La Procura incarica il Nas di fare accertamenti ma non ci sono indagati

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È stata un’embolia polmonare a provocare la morte di Rosa Audia, la donna di 48 anni di Poggio a Caiano deceduta nella serata di lunedì scorso al pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano di Prato mentre aspettava di tornare a casa dopo che i medici l’avevano già dimessa. È questo l’esito dell’autopsia eseguita giovedì dal medico legale Susanna Gamba, incaricata dal sostituto procuratore Lorenzo Gestri di esaminare la salma in seguito a un esposto presentato dai familiari della donna.

In base ai risultati dell’esame autoptico, dunque, si sarebbe trattato di una morte improvvisa, provocata da un embolo. E adesso bisognerà capire se si è trattato di un evento imprevedibile oppure se qualcosa poteva essere fatto per impedirlo.

I familiari, nell’esposto presentato ai carabinieri dagli avvocati Christian Vannucchi e Laura Grillo, hanno raccontato che la donna soffriva da qualche giorno di dolori alla gamba destra e pensava che potesse trattarsi di una lombo-sciatalgia. Per questo nella mattinata di domenica 10 gennaio si era fatta accompagnare in ospedale ed era stata trattenuta nell’area di osservazione breve, dove le avevano fatto una radiografia al rachide lombo-sacrale e le avevano somministrato un antidolorifico. Sembrava insomma una cosa da nulla, tanto che nella serata di lunedì era stato firmato il foglio delle dimissioni. Invece, mentre il marito aspettava il ritorno della moglie a casa, le condizioni della donna si sono aggravate all’improvviso ed è andata in arresto cardiaco. Il marito, non vedendola tornare, è andato in macchina al pronto soccorso e lì è stato informato di quello che era successo.

La Procura ha delegato i carabinieri del Nucleo anti-sofisticazioni per le successive indagini sul percorso sanitario della paziente e sulle cure che le sono state praticate, ma al momento non ci sono nomi iscritti nel registro degli indagati. In base a quello che accerteranno i carabinieri, la Procura potrà valutare se le cure sono state appropriate o, in caso contrario, se sarà necessario formalizzare un’accusa (in questo caso di omicidio colposo) per consentire agli indagati di nominare i loro consulenti tecnici.

In mano ai familiari è rimasto solo il referto del pronto soccorso che parla appunto di una lombo-sciatalgia e non è detto che esistano altri documenti sanitari, visto che la donna sembra sia sempre rimasta all’interno del pronto soccorso senza passare nei reparti. —



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