Il Tirreno

Prato

i test rapidi nelle scuole

A Chiara il primo tampone tra gli studenti toscani: «Lo faccio per nonna Viviana»

Maria Lardara
Chiara Biti, studentessa del Buzzi
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Chiara Biti, studentessa del Buzzi

Sono stati 25 i ragazzi del Buzzi ad aprire ieri la campagna della Regione. L’aspirante ingegnera elettronica: «Paura del test? Più che altro del risultato»

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PRATO. La mano l’ha alzata subito. Non per farsi avanti a un’interrogazione ma per tutelare la sua salute e quella dei suoi cari. Ma soprattutto per proteggere nonna Viviana, che ha 90 anni. Quando a Chiara Biti, studentessa di quinta elettronica dell’istituto Buzzi, il professor Carlo Scardazzi (referente Covid della scuola) ha proposto il tampone rapido, non c’è stato un attimo di esitazione. «Me lo sarei fatto a pagamento. Vivo in casa con una nonna novantenne, metto la massima attenzione in tutti i miei comportamenti quotidiani pur di proteggerla. Cerco di essere responsabile, limitando il più possibile la mia vita sociale. Ho fatto così durante le vacanze di Natale». Quando Chiara entra nella stanza allestita dalla Misericordia, sono le 10, 15: è lei la prima studentessa del Buzzi a sottoporsi al test antigenico rapido. La prima a Prato, la prima in Toscana. «Paura del tampone? Più che altro del risultato», ammette l’aspirante ingegnera elettronica.

Il suo compagno, Andrea Rosselli, apre le braccia alla prevenzione. «Andavano fatti prima, a settembre». È dall’istituto più popoloso della città con quasi 2. 200 studenti che prende le mosse la campagna “Scuole sicure” che coinvolge 150 scuole superiori in Toscana, sei a Prato. Chiara, Matilde, Francesco, Matteo e Andrea sono i primi cinque ragazzi di una quinta selezionati dalla dirigenza scolastica. È toccato poi ad altri cinque delle prime, seconde, terze e quarte. Cinque è il numero chiave di ogni sessione di tamponi che coinvolge cinque classi, dalla prima alla quinta, per un totale di 25 studenti testati. La settimana prossima si replicherà per altri cinque alunni della stessa classe e così a rotazione, fino a giugno. In pratica, un campione di un centinaio di studenti per ogni istituto sarà testato una volta al mese.

Settimana dopo settimana, cambierà la scuola interessata dall’indagine. Che ha una rilevanza più dal punto di vista epidemiologico che diagnostico. Fino a giugno, lo stesso alunno potrà essere testato fino a cinque volte. «Si tratta di un campione significativo e casuale per quello che in epidemiologia viene definito “studio di coorte” – spiega il presidente della Provincia Francesco Puggelli, medico igienista – Si valuta la circolazione del virus mantenendo un parallelo fra la classe e il resto della scuola. Tutto questo avviene a Prato, non a caso. Qui a novembre avevamo avuto l’intuizione di collocare un presidio sanitario con funzioni di drive through. In questi giorni sarebbe partito il presidio in via Galcianese per dare una risposta rapida agli alunni con sintomi da Covid. Ha avuto uno slittamento a causa dell’aggiornamento delle linee dell’Istituto superiore di sanità».

In quinta 22 alunni su 23 hanno aderito ieri all’indagine preventiva. Intanto il preside Alessandro Marinelli auspica un ritorno completo alla didattica in presenza, oggi al 50 per cento. «Le scuole non sono veicolo di contagi. Quando abbiamo avuto casi positivi, i test effettuati sul resto della classe hanno dato esito negativo». I tamponi vengono processati nei laboratori del Santo Stefano. I risultati? Pronti in sei ore. «Siamo noi a comunicare agli istituti eventuali casi di positività», spiega Susanna Ricci, responsabile dell’ufficio igiene dell’Asl a Prato. Per sapere l’esito serve che ragazzi accedano al fascicolo sanitario elettronico

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