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I ristoratori di Prato si dissociano dalla protesta

Vezio Trifoni
I ristoratori di Prato si dissociano dalla protesta

Oggi, venerdì 15, la giornata nazionale delle aperture simboliche, ma la Confesercenti avverte: «È doveroso rispettare le regole»

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PRATO. Oggi molti ristoratori e bar di tutta Italia sfideranno i divieti del governo tenendo aperte le loro attività in forma simbolica anche dopo le 18. Un’iniziativa di disobbedienza civile dal titolo #ioapro che sta raccogliendo numerose adesioni in tutto il paese, ma a Prato la linea della Fiepet Confesercenti è quella di seguire le regole e cercare di far cambiare in maniera corretta la situazione.

«Non è più possibile continuare a tener chiuse le aziende della ristorazione ed i bar» dice Renzo Bellandi, presidente dei titolari di bar e ristoranti associati alla Confesercent. «Occorre il coraggio di consentire loro di riaprire e riguadagnare dignità e prospettive, aggiornando eventualmente i protocolli vigenti ma trattando queste imprese come quelle degli altri settori economici».

Secondo Bellandi «la situazione è a dir poco drammatica e lo è ancora di più perché non c’è un orizzonte temporale per immaginare una vera ripartenza, soprattutto duratura su cui programmare investimenti e soprattutto progetti. Gli operatori sono davvero provati, esasperati da questa situazione confusa e allo stesso tempo terribile visto che se non ci sono certezze sulla ripartenza ce ne sono molte di più per le scadenze di imposte e forniture, che non si possono rimandare o sospendere nella maggior parte dei casi».

Tuttavia, a proposito dell’iniziativa #ioapro1510, Bellandi sottolinea come nonostante tutto sia doveroso rispettare le regole. «Per questo vogliamo prendere le distanze da sedicenti gruppi che evocano una ripartenza al di fuori della legge mettendo a repentaglio la sicurezza delle aziende, dei propri dipendenti e collaboratori ed anche dei clienti stessi. La protesta è assolutamente lecita anzi doverosa e sacrosanta stante la situazione delle aziende e soprattutto delle persone, le stesse persone che vivono e dovrebbero lavorare come chi lo fa abitualmente, ma non deve andare a scapito delle stesse persone mettendole a rischio di sanzioni, amministrative, civili e penali. Sarebbe un ulteriore danno per tutti».

In conclusione Bellandi sottolinea: «Sono consapevole della rabbia e della frustrazione dei nostri operatori tuttavia sconsigliamo fortemente di intraprendere azioni che infrangono le regole, come quelle ad esempio delle aperture nonostante i divieti: le sanzioni economiche per chi infrange le regole sono pesanti. Senza contare che in caso di apertura non autorizzata, a venire sanzionati sarebbero anche i clienti stessi e per di più senza la garanzia di una tutela legale che legittimi tali azioni. Quello che chiedo a nome dei baristi e ristoratori pratesi sono più ristori e liquidità per le aziende in tempi brevi. Ma soprattutto cogliamo l’occasione per ribadire al Governo e alla politica in generale l’urgenza di un sostanziale cambio di passo nell’adozione delle strategie di contenimento della pandemia: è necessario trovare le regole per mantenere comunque aperti in sicurezza i pubblici esercizi, in piena coerenza con i protocolli emanati, evitando chiusure generalizzate e molto spesso non giustificate. Pensare alla chiusura come prima opzione ci trascina in una spirale negativa da cui si rischia di non uscire più, è in gioco la tenuta non solo del sistema economico, ma dell’intero sistema sociale».

 

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