Il Tirreno

Prato

Il caso 

Il Centro Pegaso non è ancora decollato Solo 13 pazienti in un mese di attività

Paolo Nencioni PRATO.

2 MINUTI DI LETTURA







Un mese fa c’erano tutti, un assembramento di autorità dietro a un nastro da tagliare. Ora, spenti i riflettori, non c’è più (quasi) nessuno. Sono passati 30 giorni dall’inaugurazione del Centro Covid Pegaso nell’ex Creaf di via Galcianese, e la struttura dedicata alle cure intermedie dei pazienti Covid, il cui allestimento è costato 5 milioni di euro, stenta ancora a decollare. Per settimane solo tre dei 191 posti letto teoricamente disponibili sono stati occupati, mentre negli ultimi giorni ne sono arrivati altri dieci per un totale di 13 su 14 posti disponibili. Quattordici sui teorici 191 perché il personale dell’Asl Toscana Centro per ora riesce a coprire solo questo numero, anche se nei prossimi giorni i posti letto effettivi dovrebbero essere portati a 20.

Un mese fa, si diceva, c’erano tutti. Ora invece nessuno vuole parlare del Centro Covid. Non la direttrice dell’ospedale Daniela Matarrese, che dice di non essere autorizzata, non il direttore del Centro Alessandro Farsi, che fa dire di non essere disponibile, non l’assessore regionale alla Salute Simone Bezzini, che è impegnato.

Resta solo il direttore generale dell’Asl, Paolo Morello Marchese, che conferma un’anticipazione dei giorni scorsi: la seconda ala del Centro Pegaso, pronta tra qualche giorno, sarà probabilmente utilizzata per la vaccinazione di massa contro il Covid, quella riservata alla popolazione, una volta esaurita la campagna riservata a operatori sanitari e ospiti delle case di riposo. La decisione non è stata ancora presa, ma viene data quasi per scontata. «Sì, perché è certamente un ambiente protetto – spiega Morello Marchese – La pressione sui reparti Covid degli ospedali è molto diminuita, attualmente nella nostra Asl ci sono 350 pazienti. E sotto le feste quelli in fase di dimissione, quando è stato possibile, sono stati mandati a casa». Ecco perché il Centro Covid Pegaso è rimasto quasi deserto.

Il fatto è che i tempi della pandemia non sono quelli della politica, notoriamente più lenti. Nel caso dell’ex Creaf non tanto nella realizzazione (che è stata velocissima) quanto nella decisione, visto che si è partiti a novembre quando la seconda ondata dell’epidemia era già evidente. Col risultato che a novembre, coi reparti Covid in sofferenza, il Centro Pegaso non era pronto, ed è stato pronto quando ormai la situazione in ospedale era tornata quasi normale.

Ma quei 5 milioni spesi per allestirlo, che si aggiungono ai 22 inghiottiti dallo scandalo Creaf (per il quale è in corso un processo), non è detto che siano buttati via.

Già durante l’inaugurazione il presidente della Regione Eugenio Giani disse che passata l’emergenza in via Galcianese finiranno comunque strutture sanitarie, ambulatori, forse un hospice, tutte attività di cui Prato ha bisogno. Sperando che il Centro Pegaso non serva per una terza ondata. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa